La Val di Susa torna a bruciare per mano dei no Tav? Ecco che si riapre nella maggioranza la corsa a colpi di nuove norme penali. La Lega rispolvera la proposta di introdurre il reato di «terrorismo di piazza»; Fratelli d’Italia annuncia un disegno di legge per estendere ai vandali il delitto di associazione a delinquere, anche se il vincolo associativo non è stabile e gerarchico.

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L’idea dei meloniani

L’idea di Fdi, annunciata dal responsabile del programma Francesco Filini, è quella di considerare anche le violenze come quelle andate in scena ai cantieri della Tav come frutto di un vincolo associativo, anche «se non stabile e gerarchico, purché strutturato», e dunque di rendere gli autori punibili per associazione a delinquere. «È ora di punire severamente chi agisce in maniera coordinata e organizzata per aggredire le nostre forze dell’ordine o per mettere a ferro e fuoco le nostre città», ha spiegato il deputato. «Un modo per tutelare anche opere importanti come la Tav».

L’estensione dell’associazione a delinquere

Secondo il partito della premier, questa proposta risulterebbe più solida dal punto di vista costituzionale rispetto a quella leghista rilanciata dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, perché si tratterebbe non di introdurre l’ennesimo nuovo delitto, ma soltanto di estendere una fattispecie già esistente ai casi di assalti coordinati contro le forze dell’ordine e le devastazioni al patrimonio pubblico e privato. Anche perché – aggiungono da Fdi – il reato di associazione è previsto dal Codice penale proprio per tutelare l’ordine pubblico.

Lotta alla «violenza organizzata»

Di «violenza organizzata» davanti alla quale «lo Stato non indietreggia» ha parlato, non a caso, la premier Giorgia Meloni durante il sopralluogo di ieri a Chiomonte con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il capo della Polizia Vittorio Pisani. Se fatta propria dall’intero Governo, la proposta di Fdi potrebbe confluire sotto forma di emendamento in un decreto urgente o comunque in un veicolo già esistente.

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La campagna securitaria

Al di là di quale sarà l’esito finale, le mosse della maggioranza sono la conferma ulteriore di quanto il dossier sicurezza resti e resterà in cima all’agenda. Prima il sostegno alla richiesta di grazia per Mario Roggero e il confronto sull’ampliamento della legittima difesa, poi il disegno di legge sull’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni approvato giovedì scorso (sempre sull’onda della cronaca, in questo caso delle scorribande dei “maranza” che terrorizzano le città), infine la gara sulle norme contro la guerriglia. Nessuno nella coalizione ha intenzione di lasciare il fianco destro scoperto, esposto agli affondi del generale Vannacci.

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