Nel 2025 gli investimenti intangibili hanno superato per la prima volta la soglia dei 10mila miliardi di dollari, con una crescita oltre tre volte più rapida rispetto agli investimenti in attività materiali. Gli Stati Uniti, da soli, rappresentano quasi la metà del totale, mentre l’Italia resta al momento indietro in questa partita decisiva per lo sviluppo delle economie globali. A dirlo è la terza edizione del rapporto World Intangible Investment Highlights, realizzato da World Intellectual Property Organization (Wipo) e dalla Luiss Business School.
L’analisi su 29 economie avanzate
Il Rapporto analizza 29 economie ad alto e medio reddito, che complessivamente rappresentano circa il 57% del Pil mondiale. La crescita degli investimenti in software, dati, ricerca e sviluppo, ma anche marchi, capitale organizzativo e altri asset basati sulla proprietà intellettuale, è proseguita lo scorso anno, mentre viceversa è rallentata la spesa per macchinari ed edifici, frenata da condizioni di finanziamento più restrittive e dall’incertezza economica.
Tra il 2020 e il 2025 gli investimenti intangibili sono aumentati in media del 5,5% l’anno, contro un incremento del 3,2% registrato dagli investimenti tangibili, ad esempio in macchinari, semiconduttori e componentistica. Tali investimenti rappresentano oggi in media quasi il 13% del Pil delle economie analizzate, confermando un cambiamento strutturale e duraturo nella composizione degli investimenti. Siamo di fronte a una «ricomposizione dell’allocazione dei capitali», osserva Cecilia Jona-Lasinio, Full Professor of Applied Economics alla Luiss Business School e coordinatrice del progetto.
La ricomposizione degli investimenti
Uno degli aspetti più interessanti che emerge dal rapporto, è che «gli investimenti in asset immateriali, essenzialmente investimenti in conoscenza, sono ritenuti sempre più rilevanti per competere sui mercati globali – suggerisce la docente -. Questo spostamento è il frutto delle grandi trasformazioni in atto, in primis quella digitale, perché per trarne frutto è necessario investire in asset intangibili».
L’Italia rimane però, al momento, in fondo alla classifica dei Paesi analizzati, collocandosi ben distante non solo dagli Stati Uniti, ma anche dai principali competitor europei. Nei Paesi in cima alla classifica, infatti la quota di spesa in asset intangibili sul Pil è stata nel 2025 del 16-17%, mentre in Italia si ferma al 9%. Confrontando gli investimenti in asset intangibili rispetto a quelli in capitale fisico, si distinguono nel Rapporto alcuni Paesi più avanzati nella transizione verso un’economia della conoscenza. L’Italia rimane indietro, con una quota altamente preponderante di investimenti in beni strumentali e fisici.

