Gli esperti stanno così definendo un nuovo cruscotto di indicatori a livello globale, capaci di rappresentare le seguenti dimensioni: salute, reddito, lavoro, governance, ambiente, relazioni sociali e benessere soggettivo. «Saranno una ventina i parametri condivisi, tra cui ad esempio la speranza di vita alla nascita», dice Giovannini. Più tortuoso, invece, il percorso per arrivare a un solo indice sintetico, capace – di fianco al Pil – di misurare attraverso un unico numero il benessere. «Su questo punto la discussione è ancora in corso – racconta il direttore Asvis -: il nodo da sciogliere è legato al metodo con cui aggregare indicatori statistici che afferiscono a domini differenti e ogni metodo statistico ha i suoi pro e i suoi contro».

I ricercatori italiani coinvolti

Per arrivare a una scelta condivisa il gruppo di esperti ha fatto più audizioni, coinvolgendo diversi ricercatori. Tra questi anche Matteo Mazziotta, direttore centrale Sistan e Territorio per Istat, il cui metodo Ampi (Adjusted Mazziotta-Pareto) è una delle tecniche di riferimento in ambito internazionale per fornire una misura sintetica di un fenomeno multidimensionale, utilizzata da molti altri Paesi e organizzazioni. «A febbraio – racconta Mazziotta – mi hanno chiesto di partecipare quattro giorni a un gruppo di lavoro presso il Joint Research Centre come consulente esperto di indici compositi. Abbiamo elaborato un documento di supporto con alcuni scenari scientifici che i 14 esperti di alto profilo nominati dall’Onu potranno prendere in considerazione».

Allo stesso tavolo è stato invitato anche Marco Biggeri, professore associato del Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze, e responsabile del progetto Spes (Sustainability performances, evidence and scenario) finanziato dal programma Horizon Europe: si tratta di un contributo importante per la definizione di un quadro di misurazione delle performance di transizione sostenibile. «Su questi temi si gioca lo sviluppo del futuro – dice Biggeri – e gli esperti italiani che stanno contribuendo allo sviluppo di metriche complementari al Pil sono tanti. In Italia il terreno è particolarmente fertile ed anche l’attenzione dei policy makers è fortissima».

Ad esempio l’italiana Romina Boarini, direttrice del centro Wise dell’Ocse, ha firmato l’iniziativa «Better Life» e lo studio pilota sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Oppure Jessica Cariboni, a capo dell’unità Resilienza economica e finanziaria presso il Jrc della Commissione europea: a inizio anno ha presentato il quadro per il benessere sostenibile e inclusivo (Siwb) che mira a superare gli attuali – e frammentati – quadri di valutazione utilizzati dall’Unione europea. E tanti altri italiani, ancora, sono tra i ricercatori più attivi al mondo nel dibattito sulla misurazione della felicità. «Il percorso con cui nel 2013 è nato il Bes continua a essere un benchmark internazionale – conclude Mazziotta – e il nostro set di indicatori rappresenta un modello per altri Paesi»

I progetti in campo

Il Bes di Istat

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