Non è solo una questione di muscoli, ma di cervello, sinapsi e neurotrasmettitori. La Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) lancia un appello agli specialisti: prescrivere l’attività fisica con la stessa sistematicità di un farmaco per contrastare i disturbi d’ansia e la depressione, sia tra i giovani che tra i meno giovani. E lo fa in occasione del suo 27esimo congresso nazionale che si concluderà il prossimo 30 gennaio, pochi giorni prima delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il monito della Sinpf si fonda su una solida base scientifica che, proprio nell’ultimo anno, si è arricchita di nuove evidenze che tracciano una linea netta tra sedentarietà e patologia psichiatrica. “La letteratura scientifica più recente parla chiaro: il movimento fisico agisce sui sistemi dopaminergici e serotoninergici con un’efficacia che non possiamo più ignorare – dichiarano i presidenti Sinpf, Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci -. Lo sport non deve più essere un consiglio generico, ma una prescrizione clinica parte integrante del protocollo terapeutico per i pazienti con disturbi dell’umore”.

Gli effetti sui giovani: bastano 20 minuti tre volte a settimana

Uno studio condotto dall’Università del Sichuan, pubblicato poche settimane fa sul Journal of Affective Disorders, ha dimostrato che anche piccoli incrementi di attività fisica riducono drasticamente il rischio di depressione nei giovani, agendo come un vero e proprio “scudo biologico” durante lo sviluppo cerebrale. “L’adolescenza è una finestra di vulnerabilità critica per l’insorgenza di disturbi dell’umore – dichiara Matteo Balestrieri, già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf -. In questo contesto, lo studio cinese offre una prospettiva carica di speranza. Questa metanalisi dimostra infatti che i giovani che praticano attività fisica regolare presentano una riduzione del rischio di sviluppare disturbi depressivi maggiore tra il 15% e il 22% rispetto ai coetanei sedentari. L’effetto protettivo è statisticamente rilevante anche con incrementi modesti di attività: solo 20 minuti di attività moderata 3 volte a settimana mostrano un’efficacia protettiva statisticamente significativa”.

La ricerca condotta su 70mila adulti

Un’altra recente metanalisi, condotta su quasi 70mila adulti, conferma che l’esercizio fisico riduce i sintomi d’ansia con effetti moderati e costanti, equiparabili in molti casi agli interventi di prima linea. I risultati, pubblicati sulla rivista Psychiatry Research, mostrano che circa il 40% dei pazienti con ansia elevata sperimenta un miglioramento dei sintomi clinicamente rilevabile dopo un programma di esercizio strutturato. “Questa revisione sistematica – sottolinea Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano -. conferma che l’attività fisica regolare agisce su più fronti: dalla riduzione dello stress reattivo, migliorando la capacità di gestire gli imprevisti, all’igiene del sonno, favorendo un riposo di qualità superiore, fondamentale per l’equilibrio psichico, fino al miglioramento delle funzioni cognitive, promuovendo una maggiore chiarezza mentale e capacità decisionale – sottolinea ancora Mencacci -. In sostanza, l’esercizio riduce i sintomi d’ansia indipendentemente dalla tipologia di sport praticato. Che sia aerobico o di resistenza, il corpo ‘scarica’ la tensione accumulata a livello neurologico”.

Lo sport visto dalla poltrona

La letteratura scientifica, oltre a dimostrare che qualsiasi tipo di attività fisica faccia bene alla salute mentale, a prescindere dallo sport scelto, suggerisce che ci sono importanti benefici anche semplicemente nel guardare le performance atletiche. “Studi internazionali indicano che anche la fruizione passiva di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi contribuisce al benessere collettivo, stimolando i neuroni specchio e riducendo il senso di isolamento sociale”, aggiungono i presidenti Sinpf, i quali propongono dunque l’integrazione dell’attività fisica nei percorsi di cura psichiatrica, sottolineando il suo potenziale effetto di amplificatore dei trattamenti neuropsicofarmacologici tradizionali, migliorando la plasticità neuronale: “Non è più sufficiente consigliare ai pazienti di muoversi o praticare uno sport – concludono Balestrieri e Mencacci -. Dobbiamo iniziare a considerare l’esercizio fisico come un pilastro nella prevenzione e cura della salute mentale, da prescrivere ai pazienti come integrazione alla terapia farmacologica e psico-comportamentale”.

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