Piani si successione efficaci a tutti i livelli sono uno degli elementi più importanti per garantire stabilità alle aziende. E sono anche una delle principali sfide che attendono i ceo, al pari delle minacce informatiche da cui proteggersi, dell’evoluzione tecnologica su cui investire, soprattutto se in prospettiva c’è un’evidente incertezza economica. L’ultimo Ceo & Board Confidence Monitor dell’head hunter Heidrick & Struggles (che ha coinvolto 2.000 aziende a livello globale, di cui 47 italiane) ha fatto emergere una forte impressione di instabilità economica. Sara Gay, partner di Heidrick & Struggles, sottolinea come questo tema unito alla «volatilità geopolitica metta a dura prova le aziende italiane. La resilienza diventa quindi fondamentale per affrontare le sfide future, puntando su successioni ai vertici solide e sull’adozione di tecnologie come l’AI. Per rimanere competitive, le imprese italiane dovranno ripensare le proprie strategie di sviluppo, ottimizzare i modelli organizzativi e prepararsi per le sfide future, investendo in tecnologie avanzate e nella gestione della leadership».

Se prendiamo solo i dati italiani, ne parla la maggioranza, il 57%, dei manager intervistati, per i quali è da considerarsi il rischio maggiore per il 2026. All’instabilità economica si aggiungono l’incertezza fiscale e normativa che rendono ancora più difficile la pianificazione a lungo termine e complicano la gestione strategica delle aziende.

Se la realizzazione dei piani strategici si regge sulla leadership e sulla sua continuità, secondo quanto emerge dalla survey di Heidrick & Struggles è proprio qui che si annida un altro dei temi critici, ossia la continuità e la successione. Poco più di un terzo dei dirigenti italiani, il 36%, ha fiducia nei processi di successione interna, quasi 10 punti in meno rispetto al 45% dell’Asia-Pacifico. E 5 in meno rispetto al 41% del Sud America. La paura che un cambiamento ai vertici possa compromettere la stabilità aziendale per i ceo italiani è fonte di particolare preoccupazione.

Sul fronte tecnologico l’ambito in cui c’è più da fare è la cybersecurity che continua a essere vista come un nodo cruciale. I ceo italiani sembrano meno fiduciosi nella gestione delle minacce informatiche rispetto ad altri rischi: solo il 38% la riconosce come elemento di sfida per il prossimo anno, contro il 51% a livello globale. Inoltre, nonostante l’intelligenza artificiale (AI) stia emergendo come un’opportunità strategica, lo è solo per il 36% dei ceo italiani. Motivo per cui si osserva anche una certa lentezza nella sua adozione in Italia rispetto ad altre regioni, come l’Asia-Pacifico (APAC), dove invece la fiducia in questo tipo di tecnologie è maggiore.

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