«Forte preoccupazione». Senza giri di parole, il tavolo permanente dell’Emilia-Romagna per il comparto tabacco, riunitosi per la seconda volta in pochi mesi, solleva la questione dopo l’accelerazione dell’Unione europea sulla revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco e prodotti correlati.
L’oggetto del contendere è la revisione della Tobacco Products Directive (TPD), la direttiva europea che regola produzione, etichettatura e vendita di sigarette, elettroniche incluse, liquidi da inalazione, tabacco riscaldato e bustine di nicotina. La consultazione pubblica è aperta fino al 15 giugno 2026. La revisione legislativa è attesa entro fine anno. Troppo presto, dice la filiera.
La richiesta al Governo
La richiesta al Governo è esplicita: intervenire subito a Bruxelles per «scongiurare la presentazione di una proposta di revisione in una fase già segnata da una complessa congiuntura economica e internazionale». Secondo il tavolo, un possibile superamento dell’attuale assetto regolatorio metterebbe a repentaglio un comparto strategico dal punto di vista economico e occupazionale. Agricoltura, manifattura avanzata, ricerca, export: tutto a rischio, in un colpo solo.
Il flavour ban
Nel mirino c’è soprattutto il flavour ban, il possibile divieto sui liquidi aromatizzati. Anafe Confindustria lo definisce un provvedimento puramente ideologico, che ignora la realtà: i divieti per i minori esistono già, il problema è farli rispettare sui canali non autorizzati. E non basta. In parallelo alla revisione tecnica della direttiva, regole e tassazione stanno viaggiando sullo stesso binario: già nel luglio 2025 la Commissione ha presentato una proposta di revisione della fiscalità sul tabacco, estesa ai prodotti alternativi. Doppia stretta, dunque, su un settore che si considera eccellenza del Made in Italy.
Le critiche non vengono solo dall’industria. Ricercatori ed esperti di salute pubblica accusano la Commissione di aver costruito il suo rapporto di valutazione ignorando sistematicamente decenni di evidenze scientifiche sulla riduzione del danno, privando milioni di europei di alternative al fumo tradizionale.

