Un elevato consumo di alimenti ultra-processati è associato a un aumento significativo della mortalità tra le persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore. È il risultato di uno studio condotto dall’Unità di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, con il sostegno della Fondazione Airc per la Ricerca sul cancro, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dell’American Association for Cancer Research.

Secondo i dati, tra i pazienti oncologici che consumano quantità elevate di cibi ultra-processati si registra un aumento del 48% del rischio di mortalità per tutte le cause e del 59% per cause oncologiche rispetto a chi ne limita l’assunzione.

Lo studio

L’analisi si inserisce nel progetto Moli-sani, avviato nel 2005 e basato presso l’Irccs Neuromed, che ha coinvolto oltre 24mila adulti residenti in Molise. Tra questi, i ricercatori hanno identificato 802 partecipanti (476 donne e 326 uomini) che al momento dell’arruolamento avevano già ricevuto una diagnosi di tumore.

Le abitudini alimentari sono state rilevate attraverso il questionario di frequenza alimentare dello studio Epic (European prospective investigation into cancer and nutrition). Gli alimenti sono stati classificati secondo il sistema Nova, che distingue i cibi in quattro gruppi in base al livello e allo scopo della trasformazione industriale.

I partecipanti sono stati suddivisi in tre categorie in base al consumo quotidiano di alimenti ultra-processati e seguiti per quasi 15 anni. Le analisi statistiche sono state corrette per numerosi fattori confondenti: età, sesso, fumo, indice di massa corporea, attività fisica, storia clinica, tipo di tumore e qualità complessiva della dieta, valutata tramite l’aderenza alla dieta mediterranea.

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