Su oltre un milione di tonnellate di alimenti surgelati consumati in Italia ogni anno, un terzo transita per mense e ristoranti. Dove rimane l’obbligo di asterisco nei menu nei casi in cui si utilizzino alimenti conservati grazie alla catena del freddo. Un’indicazione che non trova una reale motivazione oggettiva secondo Iias – l’Istituto italiano alimenti surgelati, nato negli anni 60 su iniziativa delle principali industrie italiane del settore e che oggi conta venti aziende associate ad Unione Italiana Food – che da tempo chiede che venga abolito.
Questo, sottolinea Iias, «se da una parte fornisce al consumatore una informazione in più (peraltro parziale, vista la differenza fra la surgelazione di tipo industriale e le varie forme di congelamento/abbattimento “fai da te”), dall’altra rischia di dare una connotazione negativa e fuorviante al prodotto».
«In uno scenario di maturata consapevolezza e apprezzamento dei surgelati – spiega Giorgio Donegani, presidente di Iias – si inserisce la permanenza dell’obbligo di riportare l’asterisco nei menu che, è bene chiarirlo, non deriva da una legge specifica ma da un orientamento della giurisprudenza italiana, consolidatosi a partire dalla fine del secolo scorso attraverso numerose sentenze della Corte di Cassazione. Parliamo di uno strumento ormai anacronistico, che in mezzo secolo dalla sua apparizione è rimasto invariato malgrado l’evoluzione tecnologica, la sempre maggior conoscenza della qualità dei prodotti surgelati e la migliorata consapevolezza e percezione da parte dei consumatori. Non a caso, una recente indagine Doxa ha messo in evidenza come per 7 italiani su 10 la presenza dell’asterisco nel menu non influenzi affatto la scelta di un determinato piatto. In più, l’asterisco nei menu non ha nulla a che fare con la sicurezza igienico-sanitaria dell’alimento, in quanto l’eventuale omissione di tale informazione non rappresenterebbe in nessun caso una potenziale compromissione della salute del consumatore.
La ristorazione italianam secondo Iias, sta vivendo «un periodo di luci e ombre: se da una parte il 2024 si è chiuso con una spesa da parte dei consumatori di 85 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2023, è altrettanto vero che il dato appare ancora distante dagli 88 miliardi del periodo pre-covid (2019). In calo anche i volumi, con una flessione delle “visite” del -6%, da parte dei consumatori. In questo scenario i volumi di consumo degli alimenti surgelati segnano un dato in controtendenza, con una sostanziale tenuta (+0,1%)».
«Continuare a imporre l’obbligo dell’asterisco nel menu basandosi sull’assunto, ormai superato e anacronistico, che il cliente si aspetti la presenza solo di ingredienti/alimenti freschi, in quanto tali migliori, appare ad Iias completamente fuori luogo. Per queste ragioni – conclude Donegani – il settore chiede sul tema un confronto con il decisore pubblico e le rappresentanze dei consumatori, al fine di tutelare effettivamente le esigenze di tutti, consumatori e ristoratori in testa».

