Unioncamere e l’intero sistema camerale tornano nella squadra di soggetti e istituzioni che operano per favorire l’export made in Italy. Al sistema nazionale delle camere di commercio viene così “restituito” un ruolo operativo sulla promozione del made in Italy all’estero che, circa dieci anni, fa era stato ridimensionato dalla riforma Madia voluta dal Governo Renzi.

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In base all’accordo siglato ieri, infatti, Unioncamere metterà a disposizione la propria conoscenza del tessuto produttivo nazionale e delle vocazioni all’export dei territori, mentre la Farnesina coinvolgerà il sistema camerale nelle missioni istituzionali ed economiche e nei programmi internazionalizzazione.

«Il Governo Renzi – spiega il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – aveva deciso che le Camere di commercio non potessero fare promozione diretta all’estero ma solo azioni di incoming, invitando operatori stranieri in Italia per conto delle nostre imprese. Un vincolo che resta, tuttavia, il ministro Tajani ha voluto ricomprendere il sistema camerale all’interno della squadra dell’export italiano sulla base del principio che se hai un giocatore in più, e per giunta di valore, meglio schierarlo in campo».

Come si era arrivati invece alla precedente esclusione?

Sulla base della presunzione che troppe iniziative promozionali, avviate da soggetti diversi, potessero sovrapporsi e danneggiare il made in Italy. Ma non è così. Abbiamo competenze e un ruolo preciso, distinto da quello degli altri attori. E con l’iniziativa del ministro Tajani questo ruolo e queste competenze ci sono state riconosciute.

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