La guerra in Iran e la conseguente crisi in Medio Oriente hanno rallentato i piani di espansione di Unopiù, storica azienda dell’outdoor che da due anni e mezzo è ripartita con una nuova governance e un nuovo progetto di sviluppo e che proprio in quest’area aveva uno dei principali asset di sviluppo. Ma il piano di rilancio non si ferma e anche i primi mesi del 2026 registrano incrementi rilevanti (+50% di ordini e fatturato), grazie alla spinta proveniente dalle “vecchie” geografie già consolidate (Francia e Italia, soprattutto) e dai nuovi canali di business, ovvero il contract (soprattutto in ambito hospitality) e la distribuzione wholesale.
Una start up con 48 anni di storia
«Contiamo di chiudere il 2026 con 21 milioni di euro di ricavi, in aumento rispetto ai 18 milioni del 2025, che ha segnato a sua volta una crescita del 5,7% sull’anno precedente», spiega il ceo Beniamino Garofalo, artefice del rilancio avviato a fine 2023 con il cambio di governance che ha visto entrare, tra gli azionisti, anche Claudio Costamagna (ex presidente di Cassa depositi e prestiti), presidente dell’azienda di Soriano nel Cimino (Viterbo).
Nonostante i suoi 48 anni di storia e la sua notorietà internazionale, Unopiù funziona per alcuni aspetti come una start up: «Il nostro obiettivo è rilanciare un marchio storico e, per farlo, stiamo ricostruendo l’azienda a 360 gradi, dal prodotto alla distribuzione – aggiunge Garofalo –. Abbiamo cambiato il modello di business, passando da un retail puro a una strategia distributiva più orientata al B2B. Il canale wholesale, ovvero la distribuzione tramite rivenditori multimarca, è cresciuta moltissimo e contiamo di raddoppiarne il valore già entro la fine di quest’anno». Anche il contract ha segnato un aumento robusto (+60% nel 2025 rispetto al 2024) e oggi vale circa 6 milioni di euro, contro il milione del 2023».
Il nuovo piano di sviluppo
Il piano di sviluppo, in parte rivisto in seguito al raggiungimento anticipato di alcuni degli obiettivi del precedente piano, punta a raggiungere, entro il 2028, un fatturato fra i 30 e i 35 milioni di euro, con un Ebitda al 12% e l’ingresso di nuovi dipendenti. Tra gli asset della crescita, come accennato, lo sviluppo di nuove geografie attraverso in particolare il canale wholesale e l’accelerazione del canale contract, anche in ambiti nuovi come lo yachting. Senza trascurare i negozi monomarca a gestione diretta, la cui rete è sviluppata soprattutto in Italia e Francia, con showroom a Milano, Parigi, Cannes, Torino, Genova, Monaco di Baviera, Marsiglia, Viterbo, ma anche a Madrid.
Un brand sempre più internazionale
Uno degli obiettivi è rendere il marchio più internazionale. Sebbene la quota di export sia elevata (il 70% circa), nel 2023 il 90% del fatturato era infatti generato nella sola Europa, Italia compresa. «Vogliamo allargare gli orizzonti – precisa il ceo –. Stiamo sviluppando in particolare l’area del Medio Oriente che, purtroppo, in seguito alla guerra in Iran ha registrato una battuta d’arresto, soprattutto nel retail. Ma siamo fiduciosi che presto il mercato potrà ripartire con tutto il suo il potenziale». Anche gli Stati Uniti sono una geografia strategica per Unopiù, sebbene a oggi i risultati non siano in linea con le attese, a causa soprattutto dell’impatto dei dazi. «Ma stiamo lavorando e investendo per consolidarci su questo mercato, in cui crediamo molto», osserva il ceo. Italia e Francia, in compenso, hanno registrato nell’ultimo mese un forte incremento della domanda, soprattutto in ambito contract, tanto che, nei primi tre mesi dell’anno, l’azienda ha portato a casa un aumento del 50% circa sia di ordini, sia di ricavi rispetto allo scorso anno.
