C’è chi dice «boom», chi iperbolicamente parla di «Risorgimento del comparto», chi di «cambiamento strutturale dei consumi». Fatto sta che il segmento delle uova continua a correre – in Italia e nel mondo – conquistando quote di mercato e fidelizzando consumatori, nonostante il prezzo medio del prodotto da consumo mantenga un trend di forte crescita, in un contesto in cui l’offerta è sempre stata inferiore alla domanda e in un quadro europeo rallentato dall’aviaria. E gli ovoprodotti (albumi e tuorli congelati, pastorizzati e in polvere, pronti all’uso), cui è destinato il 40% della produzione, stanno regalando al segmento grandi performance.

I record certificati da Ismea

Dal 2022 – si legge nell’ultimo report Ismea – i prezzi medi non hanno mai smesso di crescere: +13% nel 2025 sul 2024, anno in cui era già aumentato del 10% rispetto al 2023. Oltre all’infuenza aviaria che fa strage di allevamenti, sul prezzo finale a scaffale pesano i rincari dei fattori di produzione (energia, mangimi e trasporti) e i target imperativi di sostenibilità e benessere animale.

In tempi di inflazione, portare in tavola una proteina nobile a prezzo medio comunque contenuto è una argomentazione più che valida per spiegare l’appeal del prodotto. Ma c’è di più. «È cambiata la percezione rispetto al passato – spiega Ruggero Moretti, presidente Comitato uova di Unaitalia (l’associazione che raggruppa i produttori di carni bianche, ndr) –. L’uovo non è considerato soltanto nutriente ed economico, ma anche salutare e inoltre è una tra le proteine animali più sostenibili, dal punto di vista dei mangimi impiegati, del consumo d’acqua e delle superfici occupate».

Il caso Eurovo

Lo conferma Federico Lionello, direttore commerciale e marketing di Eurovo (1,2 miliardi di fatturato, 15 milioni di uova prodotte al giorno, esportate in 40 Paesi), ricordando che con gli ultimi Larn, ossia i livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia pubblicati nel 2024 dalla Società italiana di nutrizione umana, «è caduto anche l’ultimo tabù, ovvero il presunto nesso tra uova e colesterolo». «L’ultimo consuntivo Circana (gennaio-aprile 2026) registra consumi in crescita dell’8,7% all’interno della Gdo –aggiunge – nonostante un aumento di prezzo medio dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma sono tre centesimi in più a uovo per il consumatore; dati che ridimensionano anche l’allarmismo sui prezzi circolato negli ultimi tempi».

Lo scorso anno – certifica Ismea – le uova sono state il prodotto con la migliore performance dell’anno, registrando il maggiore incremento percentuale, sia in valore (+15%), che in volume. Le quantità acquistate nella distribuzione moderna sono cresciute del 7,4% rispetto al 2024, trainati dalle uova “da allevamento a terra”, che ormai rappresentano oltre il 70% del totale sugli scaffali.

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