Anche il sistema immunitario invecchia. Come il cuore, il cervello, i reni, così col tempo le difese dell’organismo nei confronti di virus e batteri perdono colpi. E’ un fenomeno noto, definito immunosenescenza. Entrano in gioco diversi meccanismi, dalla ridotta capacità di rigenerazione delle cellule immunitarie, fino alla loro diversa capacità di differenziazione, alla perdita progressiva della capacità di memoria immunologica e all’accumulo di errori a livello cellulare. Il “combinato disposto” di questi fattori comporta che più l’età avanza (e si parla non solo di età anagrafica ma anche di età biologica e quindi di presenza di malattie che accelerano l’invecchiamento), più si è a rischio di contrarre alcune patologie infettive. Ed è dunque fondamentale vaccinarsi per proteggersi.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Anche il sistema immunitario invecchia

«⁠L’invecchiamento del sistema immunitario rappresenta una delle principali sfide della prevenzione vaccinale nella popolazione anziana – commenta Vincenzo Baldo, Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Padova». Ma attenzione: è anche importante assicurare che i vaccini offrano lo stimolo necessario a rendere più efficace la risposta necessari per un organismo provato dagli anni, grazie a sistemi che ne implementano gli effetti. Ed è in questo senso che va una ricerca apparsa su Aging Cell, condotta da Katja Simon, del Max Delbrück Center di Berlino e Ghada Alsaleh dell’Università di Oxford. Lo studio fa sperare che la spermidina, un composto prodotto naturalmente dalle cellule umane e presente in alimenti come il germe di grano, il parmigiano, il cheddar o alcuni funghi, potrebbe aiutare a mantenere elevata la risposta ai vaccini in alcuni anziani, contrastando i segni biologici dell’invecchiamento del sistema immunitario.

Test condotti post-vaccinazione per Covid

La ricerca parte da un’osservazione ormai chiara: in genere chi è avanti con gli anni sviluppa meno anticorpi protettivi e cellule T (linfociti specializzati) dopo una vaccinazione. Questo si osserva in caso di vaccinazione per l’influenza, il che spiega la necessità di vaccini mirati per la terza età. Come riporta una nota per la stampa del Max Delbrück Center, sono stati reclutati nello studio 40 over-65 perfettamente sani. Dopo aver ricevuto la terza dose di vaccino per Covid, i partecipanti hanno assunto sei milligrammi di spermidina o un placebo ogni giorno per 13 settimane. Circa un quarto dei partecipanti ha sviluppato una risposta anticorpale molto debole anche dopo tre dosi di vaccino. Le loro cellule immunitarie mostravano inoltre chiari segni di invecchiamento biologico, tra cui un maggiore danno al Dna e marcatori molecolari legati alla senescenza cellulare. Durante la senescenza cellulare, le cellule danneggiate o invecchiate smettono di funzionare normalmente, ma rimangono nell’organismo e si accumulano nel tempo.

Gli effetti dell’integrazione

Tra i soggetti che non avevano risposto al vaccino e che avevano ricevuto la spermidina, diversi indicatori di immunità correlata al vaccino sono migliorati in modo sostanziale. Questi partecipanti hanno generalmente sviluppato livelli più elevati di anticorpi contro il virus Sars-CoV-2 e hanno mostrato una maggiore attività neutralizzante contro diverse varianti virali. Non solo: si è anche scoperto che la spermidina ha ridotto i marcatori associati all’immunosenescenza aumentando l’autofagia ovvero il processo di pulizia che favorisce la rimozione delle unità danneggiate mantenendo la normale funzionalità delle cellule immunitarie. Sia chiaro: siamo solo all’inizio. I numeri non possono dare una prova definitiva, come rileva la stessa Simon: “saranno necessari studi più ampi per determinare se la spermidina possa migliorare in modo consistente la risposta al vaccino e se effetti simili si osservino con altri vaccini, come quelli utilizzati contro l’influenza stagionale -“.

Risposte su misura

Proteggere gli anziani ed i soggetti fragili con la prevenzione vaccinale è fondamentale in termini di sanità pubblica. Ma occorre pensare a percorsi mirati, ricordando che la vaccinazione continua a rappresentare lo strumento più efficace per proteggere gli anziani dalle malattie infettive. «Molti anziani rispondono bene ai vaccini, ma alcuni non sviluppano una forte protezione, nemmeno dopo ripetute vaccinazioni – commenta Alsaleh -. L’invecchiamento biologico delle cellule immunitarie potrebbe essere una delle ragioni di questo fenomeno».

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