Il quadro si complica. Se la fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina aveva come obiettivo quello di fare chiarezza su chi è dentro e chi è fuori dalla maggioranza, la radiografia del voto (207 sì, 119 no e 4 astenuti) rimescola le carte. Con incursione a sorpresa, infatti, la pattuglia dei tre deputati vannacciani (gli ex leghisti Rossano Sasso e Edoardo Ziello, e l’ex Fdi Emanuele Pozzolo) dice sì alla fiducia (e no al decreto). Una linea dettata dal generale, per dimostrare da un lato la volontà di restare nel perimetro del centrodestra («non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione») e dall’altro di restare fermi sullo stop agli aiuti militari a Kiev.
Tajani: la Lega avrà l’ultima parola su Futuro nazionale in coalizione
Mentre però i vannacciani vogliono dialogare con l’attuale maggioranza (per spostarne l’asse a destra) resta da capire se valga il contrario. Incalzato sulla possibilità di un accordo con Futuro nazionale alle prossime elezioni il leader di Forza Italia Antonio Tajani a Sky Tg24 rimarca le «molte differenze per quanto riguarda i valori e i contenuti di questa nuova formazione» e definisce «difficile» una collaborazione. Poi aggiunge però che sull’ipotesi di Futuro nazionale in coalizione «la Lega avrà l’ultima parola».
Il gelo del Carroccio
Ma la Lega finora ha messo il veto sui “futuristi”. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Riccardo Molinari, dopo che i vannacciani annunciano in Aula il sì alla fiducia e il no al decreto, si lascia andare a una battuta: «Più che Futurismo di Marinetti è il trasformismo di Giolitti». E stronca il doppio voto come il «buffo tentativo di salvare l’immagine», perché «è chiaro che si sono contraddetti se fai un partito apposta contro il governo di centrodestra perché lo accusi di sostenere Kiev e poi alla primo occasione voti la fiducia su quel provvedimento alla maggioranza».
I nodi da sciogliere
Ma la partita resta aperta. Manca oltre un anno alle elezioni. La consistenza del nuovo partito di destra va ancora testata (i sondaggi li collocano attualmente tra il 2 e il 4%). FdI, in imbarazzo, non chiude all’alleanza. E se è vero che per la Lega tenere Vannacci fuori aiuterebbe ad arginare la perdita di consensi facendo leva sull’appello al voto utile, nella coalizione alla fine potrebbe prevalere la linea del “non avere nemici a destra” per non avvantaggiare il centrosinistra. Né va dimenticato che la premier Meloni deve ancora pronunciarsi sulla questione.

