Via libera per l’Aula della commissione Affari Costituzionali della Camera alla proposta di legge sulla regolamentazione delle lobby. Il senso della nuova disciplina è di regolamentare e dare trasparenza all’attività svolta dai rappresentanti di interessi come contributo alle decisioni pubbliche ma sempre «nell’osservanza della normativa vigente, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni e con obbligo di lealtà e integrità verso di esse».

Registro pubblico

Si prevede l’istituzione, presso il Cnel, del Registro pubblico per la trasparenza dell’attività dei lobbisti. Un registro unico nel quale confluiranno anche quelli già esistenti presso altre istituzioni (alla Camera – ad esempio – c’è quello nato durante la presidenza Fico). Sempre al Cnel viene istituito un Comitato di sorveglianza che vigila sulle iscrizioni e commina le eventuali sanzioni che vanno dalle multe alla cancellazione.

Il divieto per i condannati

Nel registro i lobbisti devono inserire con cadenza settimanale, l’elenco degli incontri svolti, con l’indicazione del decisore pubblico incontrato, del luogo in cui si è svolto l’incontro, dell’argomento trattato e degli eventuali altri soggetti partecipanti all’incontro. Non può iscriversi al registro chi sia stato condannato in via definitiva con pene oltre i 2 anni per reati contro la Pubblica amministrazione. Dopo l’ok alla legge l’Istat dovrà integrare la lista dei codici Ateco con uno specifico sui rappresentanti di interessi.

Petrillo (Luiss): un primo passo

«La proposta potrebbe contribuire a squarciare quel velo di opacità che oggi copre le dinamiche lobbistiche. Chiaramente non risolve né svela tutto perché ad esempio nulla dispone sul lobbying digitale o sulla pressione da parte di lobbisti stranieri o che operano all’interno di società a partecipazione pubblica», commenta Pier Luigi Petrillo, professore di lobbying alla Luiss Guido Carli. «È un primo passo e considerando che l’Italia è rimasta, con la Spagna, l’unico stato democratico a non aver regolato il fenomeno, è meglio di niente».

Condividere.
Exit mobile version