Una fase ancora caratterizzata da debolezza e assenza di segnali di ripartenza consolidata. L’ultima indagine congiunturale realizzata da Confindustria Vicenza e relativa al primo trimestre 2026r rileva una contrazione della produzione industriale dell’1,7%. Il dato peggiora rispetto al quarto trimestre 2025, quando la produzione era a -0,2%, e rispetto al primo trimestre 2025, chiuso a -0,7%.

«Il dato conferma una tendenza ormai strutturale: per il terzo anno consecutivo le imprese vicentine si trovano a fare i conti con una produzione industriale con il segno meno. Non si tratta più di una fase congiunturale isolata, ma di una debolezza prolungata che coinvolge produzione, vendite e ordinativi», spiega la presidente, Barbara Beltrame Giacomello, che guida la territoriale di una provincia altamente manifatturiera, con una pluralità di settori e un export da record; quarta per valore assoluto (dietro a Milano, Torino e Firenze) ma prima per valore pro capite. Caratteristiche che fanno da sempre di Vicenza un termometro sensibile per capire, in anticipo sui tempi, come si muove l’economia su scala più ampia.

Quale è la situazione e perché questi numeri sono un segnale da non sottovalutare?

«Questi numeri dicono una cosa semplice: in queste condizioni la nostra economia e i posti di lavoro non reggeranno ancora per molto. La debolezza del mercato interno, colpito più di altri dall’inflazione dovuta in primis ai costi energetici, e l’incertezza globale stanno riducendo gli spazi di manovra delle imprese. Se vogliamo evitare che la manifattura vicentina ed europea perda ulteriore terreno e si arrivi a quella desertificazione industriale che andiamo denunciando da tempo, bisogna intervenire sulle condizioni che rendono possibile produrre, investire e competere».

Quanto pesa il fattore conflitto in Medio Oriente e rincari dell’energia?

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