Aumento della glicemia, con affaticamento progressivo del pancreas e minor efficienza dell’azione dell’insulina. Infiammazione quasi costante, con impatto sulla salute degli organi e sulla circolazione del sangue. Sconquassi metabolici che tendono a peggiorare il profilo del colesterolo e dei grassi nel sangue oltre ad incrementare i pericoli di sviluppare diabete. Strada aperta per l’ipertensione. Il metro da sarto (convenzionalmente si consiglia di mantenersi sotto i 102 centimetri per gli uomini e gli 88 per le donne) può dire molto sui rischi legati al girovita e sull’obesità addominale, ovvero quando si superano questi livelli, con le cellule adipose della pancetta che diventa una vera e propria centrale metabolico-infiammatoria.

Ma oltre ad essere direttamente in causa come fattore di rischio, se questa condizione si associa a ridotti valori di vitamina D i pericoli per la salute si amplificano, almeno negli over-50. Nella mezza età, infatti, si può verificare una “combo” potenzialmente molto nociva, legata alla compresenza di questi due elementi. A mettere in guardia è una ricerca pubblicata su Diabetes, Obesity and Metabolism che giunge a conclusioni davvero allarmanti. Cosa dice? Chi presenta sia obesità addominale che carenza di vitamina D avrebbe un rischio di morte superiore del 123% rispetto a coloro che non soffrono di alcuna delle due condizioni.

Come nasce il circolo vizioso

Esiste un filo rosso ben preciso che lega bassi valori di vitamina D e obesità addominale. Quest’ultimo elemento infatti può “sequestrare” la vitamina D circolante nell’organismo, immagazzinandola nelle cellule adipose e quindi eliminandola dalla disponibilità che viene dalla circolazione nel sangue. Non solo: chi è obeso presenta in genere una minore espressione degli enzimi coinvolti nel metabolismo della vitamina D, con conseguente calo ulteriore della disponibilità della vitamina per l’organismo. Ovviamente, in testa al processo c’è il rischio di infiammazione cronica di basso grado che si verifica con l’aumentare dell’età e che risente anche di questi fattori: l’obesità addominale riduce i livelli circolanti di vitamina D e questa carenza compromette il sistema immunitario, esacerbando l’infiammazione cronica causata dall’eccesso di grasso. Insomma si crea un ambiente sfavorevole che accelera le malattie cardiovascolari e metaboliche oltre alla sarcopenia, con conseguente calo della massa muscolare.

Pesa più la vitamina D

Lo studio ha preso in esame 5.520 adulti over-50, seguiti per sei anni. Ed aggiunge un tassello alle conoscenze sulle due condizioni, particolarmente diffuse nella mezza età, che da solo rappresentano un fattore di rischio. A coordinare la ricerca, che ha visto la partecipazione di studiosi dell’University College di Londra, è stato Tiago Silva Alexandre, del Dipartimento di Gerontologia dell’Università Federale di São Carlos, in Brasile. La popolazione esaminata è stata raccolta nell’ambito dell’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), uno dei più grandi studi al mondo sull’invecchiamento. Sostanzialmente, in presenza di carenza di vitamina D (valori inferiori a 30 nanomoli per litro) si è osservato un rischio di morte maggiore rispetto all’obesità addominale. Se è vero infatti che chi presentava una pancetta prominente secondo i criteri sopracitati ha mostrato un rischio di morte maggior del 47%, rispetto a chi non mostrava alcun problema di carenza vitaminica o girovita troppo pronunciato, in presenza di carenza di vitamina D si è osservato un incremento che ha superato il 90%. Attenzione però: il combinato disposto dei due fattori appare particolarmente deleterio, con un incremento del rischio di morte più che raddoppiato. Insomma: la ricerca mostra che le due condizioni possono essere particolarmente nocive pe la salute quando si presentano insieme.

Monitoraggio su misura

In Europa la carenza severa di vitamina D — definita appunto da livelli inferiori a 30 nmol/L (circa 12 nanogrammi per millilitro) interessa circa il 13% della popolazione. Se si considera la soglia di 50 nmol/L la quota insufficiente sale intorno al 40%. Quindi non si tratta certo di un evento raro. Ma attenzione: i numeri di per sé non bastano a definire il profilo di rischio, anche in termini di prevenzione. Lo stesso valore di vitamina D può avere un significato diverso in una persona sana, in un anziano fragile, in una donna in post-menopausa, in un paziente con osteoporosi, in chi assume farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o in chi presenta problemi di malassorbimento. Quindi occorre leggere non solo il numero di laboratorio, ma la storia clinica, il rischio individuale, l’età, altre malattie eventualmente presenti. Ed ora occorre segnalare quanto e come può “pesare” l’obesità addominale. Secondo Tiago Silva Alexandre, appare comunque fondamentale tenere in considerazione questi dati per disegnare il profilo di rischio del soggetto: “monitorare i livelli di vitamina D e trattare l’eccesso di grasso addominale rappresentano misure essenziali per prevenire la morte prematura, soprattutto dopo i 50 anni – segnala il ricercatore in una nota della Fundação de Amparo à Pesquisa do Estado de São Paulo -“.

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