Per il 77% degli italiani è la famiglia a sostenere il welfare del paese
Per il 77% degli italiani il principale soggetto che oggi si occupa concretamente della cura di figli e familiari non autosufficienti è proprio la famiglia. Solo successivamente vengono indicati il mercato privato, lo Stato e i servizi pubblici. La ricerca restituisce quindi l’immagine di un welfare ancora fortemente basato sulle famiglie. Anche i dati sui caregiver confermano questa realtà. Nel 70% dei casi la cura viene condivisa con altri familiari, mentre appena il 7% riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici. Ancora più marginale appare il contributo del volontariato e del terzo settore. Lo studio evidenzia inoltre come l’assistenza si sviluppi prevalentemente attraverso reti di prossimità: nel 73% dei casi la persona assistita dagli appartenenti alla generazione sandwich vive entro 30 minuti di distanza.
La cura pesa sui bilanci familiari
La ricerca mette in evidenza con forza anche il costo economico della cura, spesso invisibile ma sempre più strutturale nei bilanci familiari. Tra coloro che appartengono alla Generazione Sandwich, il 74% sostiene spese per servizi di cura dei figli minori fuori dall’orario scolastico. Si tratta di babysitter, doposcuola, centri estivi, attività pomeridiane e altri strumenti indispensabili per riuscire a mantenere un equilibrio tra lavoro e responsabilità familiari. Per quasi la metà dei “sandwich” (46%) queste spese sono continuative e regolari durante tutto l’anno, segnale di come la cura stia diventando una componente stabile e strutturale del costo della vita. La Generazione Sandwich sostiene inoltre costi mediamente superiori rispetto alla media della popolazione, perché costretta a gestire contemporaneamente bisogni assistenziali differenti: da una parte i figli, dall’altra i genitori anziani o i familiari fragili. Lo studio evidenzia come il costo della cura non sia più episodico, ma rappresenti una voce permanente del bilancio familiare, con effetti diretti sul reddito disponibile, sulla capacità di risparmio e sulla qualità della vita.
Lavoro domestico in nero: per sei italiani su dieci il contratto costa troppo
La ricerca fotografa anche una forte consapevolezza rispetto al tema dell’irregolarità nel lavoro domestico. L’89% degli italiani ritiene che il lavoro irregolare nel settore rappresenti un fenomeno diffuso e strutturale. La principale causa individuata non è culturale ma economica: il 60% indica nel costo troppo elevato del contratto regolare il principale ostacolo all’emersione. Parallelamente emerge però anche una crescente attenzione verso qualità e professionalità: quasi due italiani su tre (62%) dichiarano di essere disposti a pagare di più per lavoratori qualificati e certificati. La ricerca mostra quindi un Paese sempre più consapevole dell’importanza del lavoro domestico regolare e professionale, ma ancora frenato dal peso economico dei costi di assunzione. Non è in discussione quindi il valore del lavoro domestico, ma la sua sostenibilità economica.

