È morto Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale. Aveva 83 anni. Lo ha annunciato l’Inter in un comunicato. «È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra», si legge nella lunga nota del club.
Con la maglia della nazionale si è aggiudicato il campionato Europeo del 1968 ed è stato fra i protagonisti della “Partita del Secolo” la semifinale del mondiale di Messico ’70 vinta dall’Italia per 4-3 sulla Germania. Al termine della sua carriera da calciatore Mazzola intraprese quella di dirigente sportivo nell’Inter prima e nel Genoa poi. Successivamente tornò a Milano su volontà dell’allora presidente Massimo Moratti. Chiuse la sua carriera dietro la scrivania come dirigente del Torino prima di diventare opinionista e commentatore televisivo.
Mazzola: idolo della Grande Inter di Herrera
«La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti», si apre così il lungo ricordo dell’Inter . Un ricordo che ripercorre tutti i passi della carriera della bandiera nerazzurra perché Sandro Mazzola «è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito».
Il padre Valentino perso nella strage di Superga
Dal «fardello pesante sulle spalle» del ricordo eterno del padre Valentino perso nella strage di Superga. All’epoca Sandro aveva poco più di sei anni. Ma il calcio era nel destino della famiglia Mazzola. Fin da bambino, all’età di otto anni, Sandro vestì la maglia dell’Inter. Anni a imparare il calcio, poi l’epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961 quando Moratti ed Herrera per protesta schierarono la Primavera, c’era anche Sandro Mazzola e arrivò il primo gol a soli 18 anni su rigore. Un chiaro segnale di quello che sarebbe poi stato.
Scrisse pagine indelebili di sport
Sotto la guida di Helenio Herrera, Sandro Mazzola scrisse pagine indelebili di sport. Bandiera e idolo di una squadra irraggiungibile, fatta di grandi campioni e incredibili successi. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso e la filastrocca che riempie ricordi e cuori dei tifosi nerazzurri.

