Lisbona e la perdita di valore degli immobili
Nello studio dell’istituto Bruno Leoni si ripercorre poi la vicenda di Lisbona che nel 2018 «bloccò nuove registrazioni di offerte turistiche in alcuni quartieri storici dove queste superavano il 25% degli alloggi». Il divieto, secondo alcuni studi, portò a una distorsione: confrontando le zone interessate con aree confinanti, si è notato che le case nelle prime hanno perso valore (fino al 20%), perché a seguito del divieto si è persa la possibilità di affittarle ai turisti.
Barcellona e il rischio irregolarità
Nel 2014 Barcellona – caso citato nel corso dell’incontro svoltosi al ministero del Turismo, proprio sul tema degli affitti brevi – sospese il rilascio di nuove licenze per gli appartamenti turistici e nel 2017 adottò un piano urbanistico per le strutture ricettive: nella zona centrale più satura vietava nuove aperture e in alcune altre zone le consentiva soltanto a fronte di cessazioni. Risultato: gli annunci che sarebbero arrivati a circa 20mila si sono fermati a 10.700. Misurando la domanda attraverso le recensioni, ci si accorse che la la domanda continuò a crescere. I divieti possono sfuggire al controllo aumentando il nero e le irregolarità.
A New York meno affitti brevi, alberghi più cari
A New York la normativa vieta, nella maggior parte dei casi, la locazione di un intero appartamento per meno di trenta giorni senza la presenza del residente in casa. Dal settembre 2023 la Local Law 18 impone agli operatori di registrarsi e alle piattaforme di verificare la registrazione prima di accettare prenotazioni. A due anni dalla stretta, il Wall Street Journal ha confrontato le 38.500 unità disponibili su Airbnb a inizio 2023 con i circa 3mila affitti brevi legali attivi nel 2025, segnalando solo canoni crescenti, scarsa disponibilità e passaggi alle locazioni mensili. Insomma, nessun miglioramento nell’offerta abitativa. In compenso, ha fatto notare il quotidiano, gli alberghi «hanno grandemente beneficiato della riduzione della concorrenza».
Il modello europeo
Da questi esempi, anche se l’analisi dell’Istituto Bruno Leoni non ne parla, si ricava anche quanto la nuova regolamentazione europea punti ad essere diversa: anziché agire per forza solo attraverso divieti, come è sempre stato fatto in passato, l’idea è mettere a disposizione dei sindaci un pacchetto di strumenti più ampio. In teoria, potrebbero cercare anche altre strade per regolamentare il fenomeno.

