Aeroporto di Genova, la società per azioni che gestisce lo scalo aereo Cristoforo Colombo, vale fra i 14,9 e i 15,9 milioni, con un range di oscillazione, come si vede, di circa un milione. Lo ha chiarito Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, che detiene il 60% delle quote, mentre il restante 40% fa capo alla Camera di commercio di Genova.

Il valore è stato determinato da Pwc (Price waterhouse cooper), incaricata dall’Adsp della valutazione complessiva dell’asset, in vista dell’apertura della compagine azionaria, tramite un bando a un socio industriale, con una quota di maggioranza. nonché con quote minoritarie a Regione Liguria e Comune di Genova che hanno manifestato interesse a entrare nella spa di gestione dello scalo.

Questa valutazione, ha proseguito Paroli, «È il dato da cui possiamo partire, in attesa che anche la Cciaa ci comunichi l’esito della valutazione che ha commissionato separatamente all’università di Genova. Il bando è già predisposto, l’obiettivo è arrivare alla pubblicazione, entro l’autunno, massimo alla fine del mese di novembre. Per questo abbiamo chiesto, alla Camera di commercio, di fornirci, al più presto, anche la sua valutazione».

La necessità di far preso, sottolinea Paroli, nasce dal fatto che «nel 2029 scadrà la concessione di Aeroporto di Genova ed Enac bandirà una gara per gli asset dello scalo; arrivarci con un socio industriale forte, di mestiere, darà alla società di gestione maggiore forza per affrontare un mercato, che è molto agguerrito. Andare alla gara senza questo irrobustimento della compagine è un rischio che non voglio correre; l’attuale concessionario potrebbe trovarsi con zero asset se la gara fosse vinta da qualcun altro».

Nell’accordo sottoscritto a febbraio del 2026, citato da Paroli, Adsp e Camera di Commercio avevano già manifestato la volontà di scendere, rispettivamente, fino a un minimo del 5% e del 15%, proprio per lasciare spazio ai nuovi soci. L’intesa ha sancito anche, e soprattutto, che la maggioranza delle quote dovrà andare al socio privato industriale, che verrà selezionato a seguito del bando. Se la valutazione di Pwc dovesse differire da quella commissionata dalla Cciaa, conclude Paroli, «valuteremo la difformità». E non ha escluso che possa esserci prima una gara orientata sul valore più alto e, nel caso questa non arrivasse a un’assegnazione, una nuova gara (in tempi brevi) con quello più contenuto.

Condividere.
Exit mobile version