Quando abbiamo inaugurato il nuovo sito nel 2009, un fattore chiave era l’accesso alle competenze, al know-how, alla scienza e all’ingegneria per cui l’Italia è famosa. Lo stabilimento ha ottenuto risultati straordinari ed è un modello a livello globale. Abbiamo annunciato ulteriori investimenti a Sesto, ma oggi molti Paesi competono per queste risorse. Quando selezioniamo nuovi siti valutiamo anche se i cittadini di quel Paese hanno accesso ai farmaci prodotti lì. L’Italia deve passare da un sistema basato sui costi a uno basato sul valore. Ridurre complicazioni e comorbidità significa preparare la strada a una popolazione più sana e produttiva, fondamentale per un Paese con una popolazione anziana.

Lei parla di “spendere meglio, non di più”. Che cosa significa concretamente?

Ogni Paese affronta la sostenibilità del finanziamento sanitario a causa dell’invecchiamento. In Italia oggi l’80-85% della spesa sanitaria va all’assistenza acuta, quando il problema si è già verificato. Intervenire precocemente o prevenire le malattie è ciò che produce i maggiori cambiamenti. I sistemi sanitari attuali sono stati progettati negli anni ’70, ’80 o ’90 per una società diversa e senza le innovazioni oggi disponibili. Occorre una prospettiva macro e olistica sulla sanità, senza valutare i farmaci innovativi in modo isolato. Senza una visione basata sulla prevenzione e sull’intervento precoce, resteremo bloccati in sistemi superati.

La Lombardia ha costruito un percorso specifico sull’obesità, riconoscendola come malattia cronica e prevedendo un modello strutturato di cura. Può essere un esempio?

È un ottimo modello e una «proof of concept» di ciò che si può realizzare in Italia. Ci sono tre fattori chiave: una rete di centri specializzati; l’accesso in Lombardia ai farmaci per l’obesità quasi subito dopo l’approvazione Ema; e, all’inizio del 2026, una nuova legge con una risorsa dedicata all’obesità. Per preparare i sistemi sanitari alla crescita dei pazienti serve innanzitutto un consenso sul fatto che l’obesità sia una malattia cronica guidata da fattori genetici, biologici e ambientali. Occorre poi garantire centri specializzati nelle aree urbane e rurali, assicurare l’accesso ai nuovi farmaci e prevedere risorse per il rimborso.

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