Uno spicchio di Varchiglia – pasta frolla, frutta secca e cioccolato – preparata secondo un’antica ricetta delle monache Carmelitane Scalze. Una fetta di Torta Telesio – farina di lupini, mandorle e amarene – con cui il filosofo Nuccio Ordine, scomparso troppo prematuramente, iniziava la giornata ispirandosi al grande Bernardino, pensatore naturalista calabrese del XVI secolo. Un cubotto di torroncino torrefatto, di quelli che per 40 anni hanno accompagnato i caffè dei parlamentari alla buvette di Montecitorio. Ai tavoli un ingegnere flâneur, un altro che per passione compone versi in vernacolo, un linguista britannico e avventori vari che sorseggiano caffè corretto al Vov.
Il Gran Caffè Renzelli in una ricerca dell’università di Oxford
Il Gran Caffè Renzelli di Cosenza, inserito fra i 200 bar storici d’Italia, conserva lo spirito della Belle Époque ma, senza nostalgie, dall’antica città bruzia guarda al futuro: una ricercatrice di Letteratura italiana dell’università di Oxford, di origini napoletane, Fanny Clemente, e la cremasca Greta Colombiani, dottoranda in Letteratura inglese a Cambridge, affiliata alla più antica istituzione accademica del mondo anglosassone, stanno conducendo uno studio sui caffè letterari italiani. E seguendo le tappe del Grand Tour, sono partite da Sud, per far visita ai locali che hanno fatto la storia delle nostre città.
Il ruolo moderno dei caffè letterari
L’obiettivo della ricerca, finanziata dalla British Academy e dal Leverhulme Trust, con una prima tranche di 10mila pounds, è quella di realizzare una mappa digitale da pubblicare sul sito della prestigiosa università di Oxford, «dimostrando come i caffè letterari siano ancora luoghi di cultura e di pensiero. E come tali – spiega Greta Colombani – devono essere non solo preservati ma alimentati, mantenuti vivi, coniugando la storia e le tradizioni locali con l’innovazione e il digitale».
Spazi di crescita culturale e civile
Sotto i riflettori di un videomaker, incalzato dalle domande delle due ricercatrici, Francesco Renzelli che, insieme ai fratelli Stefano ed Enza, gestisce lo storico caffè posizionato nel cuore antico della città, tra il duomo (patrimonio Unesco) e il palazzo Arcivescovile: «Siamo come un nuovo café chantant. Non ci sono dame, ma restiamo uno spazio di discussione, di incontro, di scambio a servizio della nostra comunità che, storicamente, ha trovato nelle nostre sale occasioni e spazi per la propria crescita culturale e civile. Ora il centro storico ha bisogno urgente di un rilancio e il Gran Caffè Renzelli che, come vedete, è vivo e attivo, si propone – conclude l’imprenditore cosentino – come spinta per la sua rinascita».
Imprese di famiglia
«Sono le famiglie il denominatore comune di queste realtà – aggiunge Fanny Clemente -. Dietro i caffè letterari italiani ci sono quasi sempre imprese che passano da padre in figlio. Attività alimentate da grandi sinergie e da un forte attaccamento al progetto imprenditoriale originario». Così come per il Caffè Meletti di Ascoli Piceno, salotto liberty in piazza del Popolo, nato nei primi del’900 dall’imprenditore che produceva la celebre Anisetta.


