Gli affitti brevi, l’offerta di alloggio turistico che negli ultimi anni ha trasformato le grandi città italiane, hanno sostituito 304mila potenziali residenti. La stima è contenuta nella ricerca sul “Toxic tourism” secondo la quale il turismo italiano non riesce a trasformare in crescita stabile per il Paese e e per le destinazioni 12,6 miliardi l’anno.
Gli affitti brevi sono una delle sei distorsioni del turismo individuate da Raffaele Rio, già presidente dell’Istituto Demoskopika, insieme a caro-prezzi, overtourism, marginalizzazione delle aree interne, infiltrazione criminale e rendita delle piattaforme digitali.
Rio, anche autore del saggio Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro (FrancoAngeli), ha quotato ciascuna delle sei voci: il caro-prezzi pesa per 4 miliardi di euro (pari al 31,6% del totale); l’infiltrazione criminale vale 3,3 miliardi (pari al 26,1%); gli affitti brevi incidono per 2 miliardi; le aree marginali valgono 2 miliardi di ricchezza non attivata; l’overtourism pesa per 0,8 miliardi e la rendita delle piattaforme digitali per 0,6 miliardi. Costo complessivo, come detto, 12,6 miliardi. Che corrispondono alla quota di ricchezza che si perde «quando crescono prezzi, rendite, squilibri territoriali, illegalità e pressione sull’abitare».
I flussi turistici «persi»
In termini di flussi turistici, la perdita equivale a un potenziale non espresso pari a 15,2 milioni di arrivi e 44,3 milioni di presenze: una domanda turistica che il sistema italiano avrebbe potuto intercettare, trattenere o distribuire meglio tra destinazioni mature e aree marginali. Non si tratta di turisti sottratti alle statistiche ufficiali, ma di flussi potenziali che non si trasformano in pernottamenti reali a causa delle distorsioni che riducono accessibilità, competitività e capacità di redistribuzione della crescita.
L’impatto degli affitti brevi
Per misurare l’impatto degli affitti brevi la ricerca, partendo dagli indici Istat, ha preso in considerazione i primi 147 Comuni a potenziale rischio di sovraffollamento turistico e ne ha conteggiato il numero di residenze destinate agli affitti brevi: uno stock di circa 145mila alloggi che, applicando ancora i parametri di statistica ufficiale, corrispondono a una capacità abitativa potenzialmente sottratta alla residenza stabile pari a 304mila persone.

