Si può partire da AiHuman, che lavora nelle tecnologie applicate alle assunzioni di personale. Oppure da Ospedale Digitale, per il monitoraggio remoto dei pazienti. Nomi scelti a caso tra le società iscritte nel registro delle start up in questo primo scorcio del 2026 e rappresentative di un trend che si sta progressivamente rafforzando.
L’area dei servizi informatici e del software è infatti quella in cui si concentra la maggior parte delle start up innovative italiane, categoria che di gran lunga sopravanza ogni altro settore, arrivando a sfiorare le 7mila unità, sei su dieci rispetto al totale censito.
L’analisi realizzata da Cerved sulla platea delle realtà innovative evidenzia una fortissima e crescente concentrazione in ambito digitale, mentre la seconda categoria più rappresentata, quella che gravita nell’area ricerca e sviluppo, vale appena il 13% del totale.
Platea ormai stabile, quella delle start up, tenendo conto dei flussi in entrata ma anche di quelli in uscita dal registro delle imprese dedicato a questa tipologia, in cui la permanenza può essere possibile solo dopo tre o cinque anni. Tenendo conto dell’uscita naturale dal registro, così come della chiusura fisiologica di alcune realtà, dal picco del 2021 in poi la discesa degli stock è stata limitata ma costante. A fine 2025 se ne contano infatti 11.820, quasi tremila in meno rispetto al 2021, che a sua volta però rappresentava un balzo del 69% rispetto ai numeri del 2017.
Nel corso del 2025 le nuove start up inserite si mantengono su livelli quasi stabili, a ridosso delle 2mila unità, in calo solo del 2% rispetto all’anno precedente. Anche guardando a questo cluster più recente il software vince a mani basse, rappresentando quasi il 60% del totale, arrivando al 70% tenendo conto più in generale anche dei servizi legati all’informatica.
