In gergo tecnico si chiamano effetto soglia e addensamenti. Sono i termini con cui l’Anac descrive il nuovo trend del mercato degli appalti di servizi e forniture tra il 2021 e il 2024, fenomeni che poco sorridono alla concorrenza quando si tratta di mettere a gara soprattutto prestazioni di ingegneria, servizi giuridici, architettura e quelli legati ai rifiuti urbani.

Nel dossier che Il Sole 24 Ore anticipa emerge una dinamica consolidata ma in rafforzamento: gli affidamenti diretti tendono a concentrarsi appena sotto il limite normativo, spingendo gli importi a ridosso della soglia per evitare le procedure competitive, con un effetto spezzatino sui lotti che consente di dribblare le gare. Risultato: nel 2024, tenendo conto anche degli appalti sotto i 5mila euro, gli affidamenti diretti sono arrivati al 98% del totale.

«Preoccupa, soprattutto, il crescente addensamento degli affidamenti non concorrenziali tra i 135.000 e i 140.000 euro, a ridosso della soglia: più che triplicato rispetto al 2021, quando il valore-limite era di 75.000 euro – avverte il presidente Giuseppe Busia -. Numerosi risultano i casi di frazionamenti artificiosi degli appalti, finalizzati a mantenere gli importi al di sotto delle soglie di legge e, spesso, anche ad eludere l’obbligo di qualificazione delle stazioni appaltanti». Comportamenti che il numero uno di Anac definisce «opportunistici» e «dietro i quali si nascondono sovente sprechi irragionevoli, e purtroppo qualche volta anche infiltrazioni criminali e mafiose, come testimoniano, da ultimo, alcuni fatti di cronaca».

Il fenomeno

Ecco i numeri. Nel 2021, quando la soglia era fissata a 75mila euro, il fenomeno era già visibile: gli affidamenti tra 70mila e 75mila euro rappresentano circa il 28% delle procedure nella fascia tra 50mila e 100mila euro. Poi arriva il nuovo Codice che innalza il limite a 140mila euro, quasi il doppio. Non stupisce che il mercato si riallinei rapidamente. Guardando ai dati, nel 2021, prima del nuovo assetto, le procedure tra 135mila e 140mila euro pesano appena l’8% (circa 1.500 Cig). Con l’innalzamento della soglia la quota sale al 25% nel 2022 (circa 6.200 procedure), al 28% nel 2023 (10mila) e al 31% nel 2024 (11mila). Si tratta, in termini monetari, di un valore di più di 1,5 miliardi nel 2024, con un aumento dal 2021 del 619,5% quando ammontava a 212 milioni di euro. «Al contrario – spiega Anac – a partire dalla classe di importo successiva ai 140.000 euro, il numero di Cig mostra un brusco calo, registrando circa 1.000 unità in tutti gli anni e per tutte le classi di importo considerate». L’effetto soglia è servito: dal 2022 si registra un aumento repentino dei Cig nella classe immediatamente sotto il nuovo limite, una distribuzione pilotata dal nuovo quadro delle regole che spingono a collocare gli importi sotto soglia.

I settori

Non stupisce che il fenomeno sia più marcato nei servizi intangibili, dove il costo è meno standardizzato e più facilmente modulabile: ingegneria, servizi giuridici, architettura, consulenze. «Per questa ragione – ha proseguito Busìa – gli affidamenti diretti, sebbene legittimi se effettuati entro la soglia consentita dal Codice, possono costituire motivo di alert». Al contrario, nei settori con prezzi più rigidi, come farmaci e apparecchiature mediche, l’addensamento è meno evidente: questi settori concedono «una minore discrezionalità nella determinazione di quantità e prezzi dei singoli affidamenti», spiega il dossier. Infine le stazioni appaltanti. Il fenomeno è più marcato tra quelle di dimensioni più piccole, dove il ricorso agli affidamenti diretti supera stabilmente il 96% delle procedure. Nel biennio 2021-2022 si arriva oltre il 97,8% tra le amministrazioni con meno di 10 dipendenti.

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