Con l’arrivo della primavera cambiano molte cose: le giornate si allungano, aumenta la voglia di stare all’aperto e la vita sociale si intensifica. Questo periodo dell’anno è spesso associato a maggiore energia e buon umore, ma può avere anche un effetto meno evidente sulla qualità e la quantità del nostro sonno. Comprendere cosa succede e come adattarsi è fondamentale per evitare che questi cambiamenti si trasformino in un problema.
È proprio in questa fase di transizione che diventa fondamentale prestare attenzione alla qualità del riposo e mantenere alcune buone abitudini, come spiega nell’articolo il professor Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di medicina del sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore Ordinario di Neurologia alla facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.
Perché in primavera il nostro sonno può cambiare
«Il primo fattore che impatta sul nostro sonno nel periodo primaverile è l’aumento delle ore di luce, che influisce direttamente sul ritmo sonno-veglia. La maggiore esposizione alla luce serale, infatti, tende a ritardare l’addormentamento – spiega il prof. Ferini Strambi -.
Parallelamente, cambiano le abitudini: si esce più spesso, si rimane fuori fino a tardi e si modificano gli orari quotidiani. Ma anche internamente qualcosa si muove: più luce e maggiore attività favoriscono il buon umore e aumentano i livelli di attivazione, rendendo più difficile rilassarsi la sera. In alcuni casi, inoltre, anche fattori come allergie stagionali possono contribuire a rendere il sonno più frammentato e meno ristoratore».
Gli errori più comuni che peggiorano il sonno in questa stagione
Il problema principale è che, proprio in questa fase di cambiamento, «si tende a trascurare le regole dell’igiene del sonno».
«Uno degli errori più frequenti è fare attività fisica la sera: lo sport è salutare, ma se praticato nelle ore serali può mantenere l’organismo attivo e ostacolare l’addormentamento. Anche il posticipare la cena, così come tutte le attività serali, ha un effetto diretto sul ritmo biologico ma non solo.
La vita sociale più intensa porta, inoltre, a coricarsi più tardi, ignorando i segnali di sonnolenza».
A questo si aggiungono comportamenti come fumare di più o consumare alcol: «La nicotina è uno stimolante, mentre l’alcol, pur facilitando l’addormentamento, peggiora la qualità del sonno causando risvegli notturni».
Le abitudini quotidiane aiutano davvero a dormire meglio?
«Le strategie più efficaci sono semplici, ma richiedono impegno e costanza – raccomanda lo specialista -.
La prima è mantenere orari regolari: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora aiuta a stabilizzare il ritmo sonno-veglia. La regolarità, infatti, è spesso più importante della durata stessa del sonno.
Un altro aspetto fondamentale è assecondare la sonnolenza, evitando di rimandare troppo il momento di andare a dormire. Infine, è importante proteggere il tempo dedicato al riposo: anche in primavera, non dovrebbe essere sacrificato per altre attività».
Quanto incide la routine serale sul nostro sonno
La routine serale resta un elemento chiave, ma deve essere gestita con equilibrio. Non è necessario mantenere rigidamente gli orari invernali, ma è importante evitare variazioni eccessive.
«Una buona routine prevede una progressiva riduzione degli stimoli e un avvicinamento graduale al sonno: è utile evitare attività troppo coinvolgenti nelle 2 ore che precedono il sonno e mantenere una certa coerenza negli orari – afferma -.
Fondamentale anche associare il letto esclusivamente al sonno: lavorare al computer o usare lo smartphone a letto indebolisce questa connessione. Idealmente, i dispositivi elettronici dovrebbero essere spenti almeno un’ora prima di dormire».
Quando i disturbi del sonno diventano un segnale da non sottovalutare
Il campanello d’allarme principale è il funzionamento durante il giorno: se si avvertono stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione o calo delle prestazioni, è probabile che il sonno non sia adeguato.
Poi, in presenza di disturbi come le apnee notturne, la riduzione delle ore di sonno tipica della primavera può aggravare ulteriormente la situazione. Dormire poco o male, nel tempo, ha effetti importanti su diversi aspetti della salute, tra cui il funzionamento del sistema cardiovascolare, del sistema immunitario e della memoria.
«Detto ciò – conclude Ferini Strambi – la primavera è una stagione positiva e ricca di stimoli, ma richiede altresì un adattamento dal punto di vista del sonno. Trovare un equilibrio tra vita sociale e riposo è essenziale: vivere di più le giornate senza però sacrificare significativamente il sonno è la chiave per mantenere benessere ed energia nel lungo periodo».

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