Dispositivo mobile per gli agenti in strada
Il punto di approdo ha un nome tecnico: Cir, Common identity repository. Una sigla fredda, quasi opaca. Il principio, però, è semplice: sarà il contenitore in cui confluiranno estratti dei dati riferiti a una persona. Dal ministero della Giustizia arriverà l’indicazione di una condanna; dallo Sdi, il Sistema di indagine, un precedente di polizia; da Afis-Abis impronte digitali, impronte palmari e immagini del volto. Poi il codice fiscale e altri dati finanziari dell’agenzia delle Entrate, la patente della Motorizzazione civile, il riscontro anagrafico dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, la validità dei permessi di soggiorno e la presenza, o meno, nella Banca dati nazionale del Dna.
A quel punto un soggetto potrà essere cercato da qualunque lato lo si prenda: nome, documento, impronta, volto, tratto biometrico, profilo genetico. E quell’identità non resterà ferma. Si aggiornerà automaticamente dopo ogni operazione di polizia o modifica dei dati anagrafici e documentali. È qui che il sistema cambia natura: non un archivio più grande degli altri, ma una piattaforma capace di saldare frammenti che finora potevano restare separati.
Il cambiamento, però, non si consuma soltanto nei server. Arriva in strada. Durante un controllo, un agente della polizia di Stato, un militare dei carabinieri o della Guardia di finanza potrà usare un dispositivo mobile per verificare in tempo reale l’identità biometrica di una persona e leggere le informazioni di polizia associate a quel soggetto. È un passaggio operativo decisivo: rende molto più arduo il ricorso alle false generalità o il rifiuto di fornirle.
Il risvolto investigativo è immediato. Basti pensare ai latitanti mafiosi capaci per anni di muoversi sotto mentite spoglie. Come Matteo Messina Denaro, che in Sicilia attraversava i posti di blocco con il nome di Andrea Bonafede. Con un’identità biometrica collegata in tempo reale alle banche dati, il margine per nascondersi dietro un nome falso si restringe. E un controllo ordinario può diventare il punto in cui una latitanza si incrina.
Interpol e Schengen
Police-One non si ferma ai confini nazionali. È progettato per agganciare i circuiti europei e internazionali, da Interpol a Schengen, Prüm II (sistema europeo per lo scambio automatizzato di dati di polizia) ed Eurodac (database biometrico centralizzato dell’Unione europea).

