Ma ad essere in grave difficoltà sono tre colture chiave del made in Italy agroalimentare, ortofrutta, vino e olio d’oliva. Tre filiere che rappresentano un giro d’affari di oltre 35 miliardi di euro sui 73 dell’intero valore dell’agricoltura italiana.
Ortofrutta: quotazioni a picco
Vero cortocircuito nel settore dell’ortofrutta dove nonostante le flessioni produttive calano anche i prezzi pagati agli agricoltori: si va dal -17% delle pere al -18% di pesche e nettarine. Una situazione insostenibile per i produttori: secondo Coldiretti tra il 2010 e il 2020 in Italia si sono persi 38mila ettari coltivati a frutta e 50mila coltivati a ortive.
Le criticità di vino e olio
Si possono definire i due “grandi malati” dell’agricoltura italiana. Due settori cardine (fatturano rispettivamente 5,8 miliardi l’olio e 14 il vino) e che si trovano a dover gestire un forte anticipo delle operazioni di raccolta con al tempo stesso un elevato livello di giacenze.
Il vino, per il quale la vendemmia è già iniziata, si trova nella condizione che il nuovo raccolto approderà in cantine che registrano un elevato livello di giacenze di prodotto invenduto (a giugno 46,6 milioni di ettolitri, +6,7%). In tanti invece temono che il cortocircuito inneschi un’ondata di ribassi sui prezzi.
A questo proposito Coldiretti, dopo un’ampia consultazione con i propri viticoltori ha proposto alla filiera un piano strategico nazionale. Un piano che punti su un forte rilancio della promozione, soprattutto all’estero, per stimolare consumi asfittici e su misure per il contenimento della produzione: dal blocco delle nuove autorizzazioni al contenimento delle rese. «Fondamentale però – hanno spiegato alla Coldiretti – è che il contenimento produttivo avvenga non con tagli lineari ma in maniera chirurgica facendosi guidare dai dati di mercato nella scelta degli ambiti sui quali intervenire».

