Anche se l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende è sempre più diffusa, l’utilizzo intensivo di questo strumento rimane raro. Nell’ultimo quadrimestre del 2025, infatti, il 70% delle imprese dell’area euro impiegava l’Ai, ma appena il 7% la sfruttava intensivamente. La maggior parte ne faceva un uso moderato o sporadico.

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A rivelarlo è un’analisi pubblicata sul blog della Banca centrale europea. I dati fanno riferimento ai risultati dell’indagine Safe (Survey on the access to finance of enterprises) della Bce, che ha coinvolto più di 5mila imprese.

Ai e imprese

La diffusione dell’intelligenza artificiale non sembra destinata a rallentare: secondo Safe, infatti, quasi metà delle imprese dell’Eurozona che ancora non la usava nel 2025 dichiara di avere in programma di investire in questo campo nel 2026. Tuttavia, la Bce ricorda che anche se spesso l’impiego dell’Ai viene considerato sinonimo di crescita della produttività la semplice adozione di questi strumenti non garantisce automaticamente miglioramenti tangibili nei processi produttivi.

Ciò che conta – si legge nell’indagine – è piuttosto il modo in cui vengono impiegati. È farne un uso intensivo, specialmente nell’ambito dell’innovazione e dell’espansione di prodotti e servizi, e non solo per compiti periferici e di routine, che contribuisce all’aumento della produttività e stimola la crescita economica.

Chi adotta l’Ai e perché

Come emerge dall’analisi, l’uso di tipo intensivo risulta statisticamente più frequente tra le piccole imprese e tra quelle di recente costituzione (attive da meno di 10 anni), anche se è la dimensione più che “l’età” delle imprese ad essere associata a un impiego massiccio dell’Ai. A livello settoriale, infine, l’integrazione profonda di questi strumenti si registra in prevalenza nel comparto dei servizi ad alta intensità di conoscenza, e in particolare nel settore Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione).

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