Il direttore del Foglio quotidiano, Claudio Cerasa, ha partecipato a uno degli appuntamenti della serie Incontri con l’autore, qui a Trento, ma quello che ha scritto «non è un libro, è un appello quasi disperato a osservare la realtà per quello che è, non per quello che appare». Il suo L’antidoto – Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo (Silvio Berlusconi editore) è un saggio contro, nell’ordine, «la società del rancore», la relativa narrazione ansiogena con il relativo «circo mediatico», e l’uso politico del pessimismo, che in politica alimenta naturalmente il populismo e nell’informazione una diffusa convinzione che porta a considerare notizia soltanto una cattiva notizia.

Nel parlare in una sala piena di Palazzo Sardagna, Cerasa ogni tanto sembra quasi scusarsi di voler essere ottimista in un mondo così caotico e in una piazza mediatica così affollata di pessimisti, ma spiega che per fare il suo mestiere, il giornalista, essere ottimista è anche un metodo di indagine, vuol dire porsi alcune decisive domande. E le elenca, una dopo l’altra, con passione. E’ vero che la cura dell’ambiente è soltanto catastrofe? E’ vero che la globalizzazione crea soltanto disuguaglianze? E’ vero che l’Ucraina è destinata soltanto a capitolare? E’ vero che l’Intelligenza artificiale distruggerà soltanto posti di lavoro? «Ovviamente potete immaginare le mie risposte…», ma così si scava, si studia, si approfondisce per vedere se c’è almeno un mezzo pieno nel bicchiere. Cerasa parte da una constatazione «macro»: «L’Occidente è una civiltà che si è specializzata nell’autocritica». Poi smonta i falsi miti, sempre e solo critici, della globalizzazione «che ora ha un grande alleato» paradossale – spiega con ironia -, proprio Trump, visto che l’anno scorso, quello dei dazi, «si è commerciato nel mondo quanto mai prima nella storia». Perché alle azioni seguono sempre le reazioni e le conseguenze; ai dazi, e non solo ai dazi, seguono gli antidoti. Prima delle domande dal pubblico su Russia, sovranità digitale e ambizioni europee, Cerasa sta a un piccolo gioco. Una ragione – basta una parola – per essere ottimisti per l’Italia? «Esportazioni». Per l’Europa? «Imparare dagli errori». Per il mondo? «Reazioni». E per l’Intelligenza artificiale? «Rigenerazione».

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