Un’onda di 16,6 metri, la più alta mai registrata nel Mar Mediterraneo. È uno dei dati più impressionanti emersi dallo studio sul ciclone Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio ha investito il bacino del Mediterraneo, colpendo duramente le coste del Sud Italia e soprattutto la Sicilia. In alcune aree le onde hanno superato i dieci metri, in uno degli eventi meteo-marini più intensi mai osservati nella regione.

 

Ciclone Harry sulla costa siciliana (ansa)

La ricerca, realizzata con il contributo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), insieme a Cnr, Ispra e università italiane e internazionali, mostra come la conformazione delle coste e dei fondali possa amplificare gli effetti delle mareggiate, producendo conseguenze molto diverse anche in territori esposti alle stesse condizioni atmosferiche e marine.

Il lavoro, intitolato “Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, del gruppo Nature. L’équipe ha integrato competenze e strumenti di climatologia, meteorologia, oceanografia, geomorfologia e sismologia. Per ricostruire l’evento sono stati utilizzati dati satellitari, rilevazioni delle boe e dei mareografi, rilievi topografici e batimetrici, sopralluoghi e simulazioni numeriche ad alta risoluzione.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda proprio le tracce lasciate dalla tempesta nelle reti sismiche: il moto ondoso, attraverso le interazioni con le coste e i fondali, ha generato segnali riconoscibili anche dagli strumenti utilizzati per monitorare l’attività sismica. Un elemento che consente di ampliare le possibilità di osservazione e ricostruzione degli eventi marini estremi.

 

La violenza del ciclone aveva lasciato segni profondi lungo le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna: lungomari danneggiati, infrastrutture compromesse, porti e stabilimenti balneari devastati, strade invase dall’acqua e tratti di litorale cancellati dalle mareggiate. La ricerca evidenzia quanto la risposta dei territori dipenda dalle caratteristiche locali: la forma della costa e la profondità dei fondali possono modificare la propagazione delle onde e accentuarne gli effetti, contribuendo a spiegare perché località vicine, investite dalla stessa mareggiata, possano subire conseguenze molto differenti.

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