Ridurre del 36% il rischio di primo infarto oggi è possibile: è questo uno dei principali dati che emergono dallo studio internazionale Vesalius-CV, presentato al 57° Congresso nazionale dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri – Anmco in corso a Rimini. Un risultato che segna un cambio concreto nell’approccio alla malattia cardiovascolare, perché dimostra che intervenire quando il rischio è già molto alto anche senza eventi, riduce in modo significativo il rischio di eventi maggiori.
Prima causa di morte
Questa evidenza arriva in un Paese, l’Italia, in cui le malattie del sistema circolatorio restano la principale causa di morte, con più di 220.000 decessi registrati nel 2022, su un totale di oltre 720.000 morti nello stesso anno. Un peso importante che impone di ripensare il modo in cui si affronta il rischio cardiovascolare, adottando fin da subito un approccio più intensivo e mirato.
Finora l’orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull’intervento terapeutico dopo un evento acuto. Oggi abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire. Siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti.
Lo studio
Lo studio Vesalius-CV ha coinvolto oltre 12.000 pazienti seguiti per più di quattro anni, tutti caratterizzati da un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, senza precedenti eventi clinici. I risultati mostrano che riducendo in modo significativo il colesterolo LDL, considerato uno dei fattori causali una delle cause dirette dell’aterosclerosi, si ottiene una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus.
Il dato più rilevante è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare che si ottiene grazie all’utilizzo di evolocuamb: questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone. Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato.

