Resta sotto la lente del Quirinale la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei rispettivi Paesi d’origine. Gli uffici legislativi del Colle hanno preso atto del fatto che la stessa maggioranza si sia resa conto che il provvedimento vada corretto, ma – nonostante il decreto vada convertito il 25 aprile, pena la decadenza – Sergio Mattarella, secondo quanto filtra, starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse.
Il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ha già annunciato che presenterà un ordine del giorno per intervenire, assicurando che «questa norma non entrerà in vigore senza regole attuative». Il Capo dello Stato, però, viene riferito a LaPresse, potrebbe non firmare il decreto se la norma sugli incentivi agli avvocati non venisse “sterilizzata” in modo inconfutabile.
Triangolazione Colle-Chigi-Camera, spunta emendamento modifica
Il governo, a quanto si apprende, starebbe lavorando ad un ventaglio di ipotesi per superare l’impasse con il Quirinale sul decreto sicurezza. In ambienti della maggioranza si ragiona anche su un emendamento di modifica alla norma sugli avvocati e gli incentivi per i rimpatri, una soluzione su cui starebbero lavorando anche gli uffici del ministro per i rapporti con il parlamento Ciriani. Una soluzione che comporterebbe l’automatico ritorno del provvedimento al Senato per una terza lettura dopo il via libera di Montecitorio. I tempi tecnici, si ragiona in ambienti del governo, ci sarebbero con la possibilità di votare il provvedimento con l’emendamento in questione alla Camera entro giovedì e chiudere la partita al Senato entro sabato 25, il giorno in cui il decreto decadrebbe senza il varo definitivo del Parlamento. Ma sul tappeto ci sarebbe anche l’ipotesi di un nuovo decreto che si limiterebbe ad abrogare la norma contenuta nel provvedimento sulla sicurezza, e la possibilità di lavorare attraverso decreti attuativi. L’Esecutivo è in diretta e continua interlocuzione con il Colle e Montecitorio su questo argomento. E di queste ipotesi dovrebbe aver parlato Alfredo Mantovano nell’incontro avuto con il capo dello Stato in giornata. La situazione è in itinere e in commissione si attendono le decisioni finali dell’esecutivo per procedere poi con una seduta notturna.
Pd: odg non basta, serve modifica
«Siamo di fronte a norme manifestamente incostituzionali: in quanto tali, l’unica soluzione praticabile da parte della maggioranza è la loro soppressione. È irriguardoso pensare di poter aggirare il problema con un ordine del giorno, rinviando tutto a future norme attuative del decreto. La toppa è peggio del buco». Lo afferma la responsabile nazionale giustizia e deputata del Pd, Debora Serracchiani commentando le criticità emerse sul decreto sicurezza, in particolare sulla disposizione relativa al compenso degli avvocati nei procedimenti di rimpatrio dei migranti, finita sotto la lente del Quirinale per possibili profili di incostituzionalità.
«Non solo la soluzione individuata non appare sufficiente sotto il profilo giuridico – prosegue – ma rischia di scaricare su atti successivi un vizio originario che deve essere corretto subito».

