Tre provvedimenti approvati alla Camera in un colpo solo. Dall’assemblea di Montecitorio è arrivato il via libera al testo che accorpa il decreto legge di fine luglio e i due di agosto: 162 i sì, 108 i contrari e 5 gli astenuti. Adesso è previsto il passaggio al Senato per la conversione in legge che dovrà arrivare entro il 27 settembre.
Le (poche) novità
Il testo è praticamente identico a quello dei tre provvedimenti. In assemblea, tra l’altro, non è stata approvata nessuna modifica. Le uniche erano arrivate prima, in commissione Finanze di Montecitorio. A proposito di restituzione dei finanziamenti pubblici da parte degli organi commissariali del Gruppo Ilva e del Gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria si stabilisce che tale restituzione debba avvenire «in prededuzione» e «con priorità rispetto ad ogni altro credito nei confronti delle rispettive procedure di amministrazione straordinaria».
Nel dettaglio, la norma prevede che la restituzione dei finanziamenti pubblici allo Stato sia anteposta «ad ogni altro credito nei confronti delle procedure medesime, siano essi prededucibili o concorsuali, ivi compresi quelli assistiti da pegno, ipoteca o altra causa legittima di prelazione», derogando espressamente alla disciplina ordinaria dei crediti prededucibili prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
L’unica eccezione viene fatta per i crediti da lavoro che, quindi, continueranno a essere soddisfatti prima del rimborso allo Stato dei finanziamenti pubblici. Inoltre viene confermato l’esonero da responsabilità penale, amministrativa e civile per le condotte poste in essere dai commissari in attuazione del Piano ambientale. Ultima novità su ex Ilva riguarda l’Aia (autorizzazione integrata ambientale): si stabilisce, infatti, che gli impianti dichiarati di interesse strategico nazionale “sono sottoposti ad Aia in sede statale” e, quindi, non regionale.
L’anticipo d’imposta alle società energetiche
Per contribuire alla copertura economica del taglio delle accise, il Governo chiede la collaborazione delle grandi società energetiche. Non si tratta di una tassa sugli extra profitti, ma di un anticipo d’imposta del 39% sugli utili delle società con ricavi superiori a 20 miliardi, la cui distribuzione è stata deliberata nell’esercizio 2025.

