Il plenum del Csm ha approvato il parere sul Dl Sicurezza, varato dal Governo nel febbraio scorso e da trasmettere al ministero della Giustizia. Il voto si è chiuso con 15 favorevoli, 7 contrari e 5 astensioni.
Al centro del parere della Sesta Commissione ci sono le disposizioni introdotte dal Governo e «destinate a incidere sull’amministrazione della giustizia». Il documento richiama le norme relative all’uso di armi proprie o improprie, quelle sulla prevenzione della violenza giovanile, le misure sui poteri di prevenzione e controllo nelle manifestazioni in luogo pubblico, gli interventi sui permessi per i detenuti al 41bis e per i detenuti collaboratori di giustizia, oltre alle disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale.
Tra i passaggi evidenziati nel parere c’è quello dedicato al nuovo istituto del «fermo preventivo». Su questo punto si legge che «sarebbe auspicabile, in sede di conversione del decreto, un chiarimento sulle caratteristiche e precise finalità degli “accertamenti di polizia”».
Il parere entra poi nel merito dell’articolo 11 bis e segnala che «nel caso del fermo di prevenzione di cui all’articolo 11 bis, la mancata indicazione di una chiara finalità del trattenimento della persona negli uffici di polizia (peraltro fino a dodici ore) finirebbe con l’ampliare in maniera irragionevole la già ampia discrezionalità degli operatori di polizia».
Secondo il documento approvato dal plenum, il nuovo intervento normativo «pur rispondendo ad un’esigenza di prevenzione di disordini violenti causati nell’ambito delle manifestazioni pubbliche, si muove su un crinale costituzionalmente molto sensibile sicché, ai fini della relativa compatibilità con gli articoli 13, 17 e 21 della Costituzione e 5 della Cedu appare auspicabile che, in sede di conversione, si apportino le modifiche funzionali a conformare il nuovo istituto ai principi costituzionali e sovranazionali».

