Comprano più bevande (soprattutto energy drink, liquori e birre), cibi per l’infanzia, würstel e prodotti per animali rispetto alla media nazionale. Preferiscono le private label ai grandi brand, tranne quando si tratta di alimenti per i figli. Frequentano soprattutto discount, mercati rionali, negozi etnici e pet store. Vanno a fare la spesa con minor frequenza, e soprattutto la domenica, ma riempiono di più i carrelli anche se con prodotti meno costosi. Sono gli 1,8 milioni di famiglie straniere residenti in Italia, che rappresentano il 9,2% della popolazione nazionale. A fotografarne i comportamenti d’acquisto è una ricerca condotta da YouGov su 18mila famiglie.
I cittadini stranieri integrati nella società italiana sono 5,4 milioni e provengono per il 45% da paesi europei (soprattutto Romania e Albania), per oltre un 23% ciascuno da Asia e Africa, e per un 8% dalle Americhe. Sono concentrati per l’80% nel Centro-nord e lavorano soprattutto come operai, ma c’è anche una discreta presenza di piccoli imprenditori e commercianti.
Abitudini diverse, ma non troppo
Le loro famiglie sono più numerose e più giovani rispetto alla media nazionale e questo si riflette sulla spesa domestica, che ammonta a circa 4.600 euro l’anno, ossia il 2% in più rispetto alla media italiana. Gli stranieri vanno meno spesso nei negozi (200 volte l’anno), spendo in media 23 euro e nel loro carrello mettono l’11% di confezioni in più rispetto alla media. I freschissimi a peso variabile assorbono il 25% della spesa (contro il 28% circa del dato nazionale), la drogheria è in linea (24%), mentre sono decisamente sopra media petcare (+15%), bevande (+14%) e ortofrutta a peso imposto (+13%).
Orientati alla convenienza
«L’orientamento principale alla spesa è quello alla convenienza, che si riflette nella selezione dei punti vendita, nella scelta di prodotti a minor costo e nella preferenza per quelli in promozione, che rappresentano quasi il 30% della spesa», spiega Paola Bonassoli, multinational clients cluster lead di YouGov Shopper. Per trovare il miglior rapporto qualità/prezzo il 75% tiene d’occhio le offerte e il 69% confronta i prezzi prima di decidere cosa comprare. Inoltre la spesa è distribuita su più punti vendita (9,5 insegne l’anno), preferendo i discount e i drugstore (frequentati rispettivamente il 23 e il 12% in più rispetto alla media nazionale) e ricorrendo molto spesso a mercati rionali e negozi etnici.
Quando il brand fa la differenza
Le famiglie straniere hanno un deciso orientamento verso le private label (+4% di penetrazione rispetto alla media), soprattutto nel discount, (+20%), mentre sono più tiepide verso i big brand, che sono meno prescelti rispetto alla media italiana (-2%) e a cui solo il 21% attribuisce più fiducia rispetto ai marchi meno conosciuti. Ma con alcune eccezioni.

