Alla fine la multinazionale Electrolux ha deciso di rivedere il piano per l’Italia. Nell’incontro al Mimit con i sindacati ha spiegato che ritirerà i licenziamenti unilaterali. E questa è una premessa fondamentale tanto per i rappresentanti dei lavoratori, quanto per il ministro Adolfo Urso che arriva da una lunga serie di incontri a Bruxelles a sostegno dell’industria italiana, anche degli elettrodomestici. La multinazionale ritira i licenziamenti unilaterali e l’approccio iniziale molto duro. Gli esuberi però restano, ma nel nuovo piano l’azienda propone di gestirli con incentivi per le uscite volontarie di 1.250 persone, di cui 600 impiegati e 650 operai in tre anni. La transizione verrà gestita anche con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria. A questo si accompagnerà una revisione della produzione e dei prodotti. Dopo la presentazione, il ministro Urso ha spiegato che il Governo è pronto «a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La reindustrializzazione di Cerreto d’Esi

Sul sito di Cerreto d’Esi cambia poco: viene confermata la chiusura, ma Electrolux ha avanzato un progetto di reindustrializzazione e transizione più sostenibile. Il ministro Urso ha spiegato che «dobbiamo salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia, compreso quello di Cerreto d’Esi, tutelando i livelli occupazionali. Non ci devono essere licenziamenti né decisioni unilaterali», ha però sottolineato Urso. Per ora, secondo il piano della multinazionale il sito manterrà attiva la produzione. Nei giorni scorsi, però, i sindacati hanno denunciato il trasferimento della produzione di Cerreto in Polonia. Successivamente ci sarà un ricorso all’uso degli ammortizzatori sociali più idonei e saranno fatte verifiche periodiche sull’avanzamento dei progetti. In collaborazione con l’advisor Vertus, Electrolux ha avviato un percorso con l’analisi di fattibilità e avvierà un tavolo di lavoro che vedrà il supporto delle istituzioni locali e delle parti sociali. Tra gli strumenti che verranno utilizzati per ricollocare le persone verranno anche proposti percorsi di outplacement.

Lo sciopero

Intanto però è iniziato uno sciopero di otto ore con un presidio di lavoratori davanti allo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi (Ancona), nell’ambito della protesta contro l’annuncio di chiusura dello stabilimento. È una giornata decisiva per i 170 lavoratori dello stabilimento che rischiano il posto dopo l’annuncio della multinazionale svedese di chiudere il sito. Una delegazione di operai e sindacalisti è partita nella notte alla volta di Roma per seguire la trattativa. La maggior parte dei lavoratori del sito ha tra i 45 e i 50 anni, per loro ricollocarsi sul territorio non sarà facile. 

Gli investimenti

Per sostenere i nuovi prodotti sono stati messi sul piatto 90 milioni di investimenti. In particolare la multinazionale ha parlato di altri prodotti per l’Italia: frigoriferi BI gamma per la Svizzera, piani gas di fascia premium, per i forni il potenziamento della gamma steam crisp e pirolitici, per le lavatrici il focus sarà su quelle da 12 kg e sulla linea professional, sulle lavasciuga la produzione riguarderà solo l’alto di gamma, mentre le lavastoviglie verranno prodotte solo per l’Europa. Ci sarà un impegno congiunto per sostenere la competitività dei prodotti italiani con l’inserimento dell’elettrodomestico nell’agenda europea con la revisione del CBAM e dei costi dell’energia e una maggiore efficienza organizzativa. Questo è il percorso che la multinazionale propone di affrontare con il ministero e i sindacati per difendere la presenza in Italia, pur in un contesto molto sfidante.

Il sostegno Ue

Il ministro Urso ha però incoraggiato la multinazionale evidenziando che, nel corso degli incontri a Bruxelles, la linea italiana ha fatto breccia in Europa. «Sejourné mi ha confermato poche ore fa per iscritto che sono pronti ad agire, sulla base delle indicazioni espresse nel nostro non paper, avallato anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia – ha detto Urso -. Questo consente all’azienda di cambiare strategia, perché possiamo garantire un quadro regolatorio diverso a sostegno della produzione europea. Per questo auspico che vi sia un nuovo inizio, con un piano diverso, ben diverso da quello che ci era stato presentato, che avevano definito irricevibile. Ora serve ed è possibile, un nuovo piano di rilancio, sostenibile e condivisibile».

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