Nel 2025 il Prezzo unico nazionale dell’elettricità – cioè il Pun, il prezzo dell’energia all’ingrosso – si è attestato in media a 115,9 €/MWh, in aumento del 7% sul 2024 e il più alto tra le principali borse europee. A ribadirlo è il presidente di Arera durante la presentazione della Relazione annuale, tenuto in Parlamento.
Più del doppio di Francia e Spagna
Il confronto con gli altri grandi Paesi europei è netto: la Francia si ferma a 61,1 €/MWh, la Spagna a 65,3. La causa, spiega Dell’Acqua, è la forte dipendenza dalla generazione a gas del sistema elettrico italiano, che resta il principale determinante del prezzo all’ingrosso nonostante le rinnovabili coprano ormai il 48% della produzione nazionale.
I prezzi delle bollette
Sui consumatori l’effetto è diretto: il prezzo finale dell’elettricità per le famiglie, pur scendendo dell’1,6% nel 2025 (a 35,12 c€/kWh), resta il 13% sopra la media dell’Area euro, con un differenziale di 4,03 c€/kWh che deriva quasi esclusivamente dalla componente energia, più alta di 5,68 c€/kWh rispetto alla media europea.
Al 1° gennaio 2026 un cliente domestico vulnerabile in maggior tutela paga 25,2 c€/kWh al netto delle imposte (27,97 incluse); per il Servizio a tutele graduali il prezzo scende a 22,8 c€/kWh (25,3 incluse). Entrambi restano comunque più convenienti del mercato libero, che nel 2025 presenta valori superiori alla tutela per tutte le classi di consumo domestico.
Il conto pesa anche sulle imprese
Anche i clienti non domestici pagano un prezzo tra i più alti d’Europa. Nel 2025 il prezzo dell’elettricità per le imprese scende appena dell’1% (a 26,25 c€/kWh), un calo molto più contenuto rispetto agli altri grandi Paesi; la componente energia, anzi, aumenta del 2% – unico caso tra i Paesi analizzati – mentre nell’Area euro cala del 9,1%.

