Due giganti mondiali delle infrastrutture e dei servizi per le Tlc. E proprio per questo le due vertenze che in Italia stanno riguardando Ericsson e Zte hanno fatto alzare il livello d’allarme nelle telecomunicazioni. Il computo finale è di 212 posti a rischio in Italia. La multinazionale svedese ha avviato una procedura per 131 licenziamenti a Genova, circa il 40% degli occupati della sede. Il big cinese per 81 licenziamenti su 177 dipendenti: circa la metà.

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A Genova i lavoratori hanno portato la protesta davanti al Salone nautico. «Naufragio Ericsson Italia», recitava un cartello. Lunedì è previsto il tavolo al ministero delle Imprese e il 7, mercoledì, uno sciopero. «Ci vuole rispetto per l’Italia e per il lavoro dei lavoratori italiani», ha commentato il titolare del Mimit, Adolfo Urso. «Non possiamo consentire che una azienda importante come Ericsson vada via», ha detto dal canto suo il governatore della Liguria Marco Bucci. «È uno smantellamento che va avanti da anni, nonostante i contributi pubblici ricevuti», è l’opinione espressa dalla sindaca di Genova, Silvia Salis.

Interpellata dal Sole 24 Ore l’azienda svedese replica che «la decisione si inserisce nelle iniziative annunciate da Ericsson a livello globale all’inizio del 2026 per migliorare la propria struttura dei costi e aumentare l’efficienza operativa». Ericsson, però, «continuerà il confronto con le organizzazioni sindacali» e «conferma il proprio impegno in Italia, dove è presente e investe da oltre un secolo. L’azienda continuerà a svolgere in Italia attività di Ricerca e Sviluppo nelle sedi di Genova, Pagani e Pisa».

Nessun abbandono della Penisola anche per Zte, si affretta a precisare l’azienda: «Zte conferma il proprio impegno nel mercato italiano e continuerà a confrontarsi in modo costruttivo con le organizzazioni sindacali», specificando che «prima di giungere a questa decisione, Zte ha adottato numerose soluzioni alternative» per «evitare i licenziamenti».

Certo, sono lontani i tempi con gli annunci su investimenti miliardari nel Paese (dove il numero di occupati era il doppio degli attuali). Anche il centro di innovazione e ricerca dell’Aquila, annunciato in pompa magna ai tempi delle sperimentazioni con Open Fiber e Wind Tre, ha chiuso. «Il Centro di Innovazione e Ricerca di Zte è stato trasferito da L’Aquila a Roma, dove proseguiranno le sue attività», ha replicato l’azienda. I sindacati però dal canto loro temono epiloghi differenti per una «Zte i cui ricavi dipendono in larga misura dalle commesse di Wind Tre (oltre a quote marginali su Zephiro e Open Fiber)».

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