Si spende meno per l’alimentazione domestica

Lo spostamento nelle abitudini di spesa ha prodotto un ridimensionamento del peso reale negli acquisti nelle famiglie nel corso degli anni per alcuni segmenti: rispetto al 1995 è diminuita la spesa per l’alimentazione domestica (-3,5% negli ultimi tre decenni), anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa.

Tra i segmenti meno dinamici l’analisi di Confcommercio evidenzia, nonostante i modesti recuperi dell’ultimo biennio, l’abbigliamento e le calzature (+6,2%), conseguenza di una domanda più orientata verso capi a minore valore intrinseco rispetto al passato (il cosiddetto fast fashion), e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9%). Nella domanda di beni tradizionali emerge dunque un atteggiamento di «prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico».

Quanto all’energia domestica, sul calo del 37,4% incidono «comportamenti di consumo più attenti, ma anche un crescente utilizzo di prodotti e sistemi a risparmio energetico» che hanno permesso nell’ultimo decennio una decisa riduzione dei volumi acquistati.

In ripresa viaggi, vacanze e pasti fuori casa ma non ancora ai livelli pre covid

Relativamente al segmento dei viaggi e delle vacanze, dei servizi di trasporto e della ristorazione (pasti e consumazioni fuori casa), sono in cima alle preferenze dei consumatori negli ultimi anni, anche grazie al sostegno della componente estera della domanda, ma la decisa ripresa registrata dopo il brusco stop generato dalla pandemia non ha ancora permesso di compensare le perdite accumulate nel 2020: l’indice di consumo (base 100 nel 1995) per questi tre segmenti rimane, infatti, al di sotto dei livelli del 2019.

Cresce il peso delle spese per la casa

Nella distribuzione della spesa a valori correnti, includendo pertanto anche l’effetto dei cambiamenti nei prezzi intervenuti negli anni considerati, sul peso effettivo sul budget annuale che una famiglia mediamente deve sostenere, emerge il progressivo aumento di incidenza delle spese relative ai consumi per la casa. Che si conferma come la spesa principale per le famiglie, passando da 25,8% nel 1995 al 28,9% nel 2026.

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