«Abbiamo conquistato il voucher della Us Food and drug administration per ridurre i tempi di valutazione regolatoria da 10-12 mesi a 1-2 mesi, per una delle ricerche più innovative per la formulazione intranasale di cenegermin-bkbj nella Naion, la neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteritica, una patologia priva di terapie approvate». Quando si parla di scoperte scientifiche con Sergio Dompé, fondatore e presidente dell’omonima casa farmaceutica, si aprono discorsi che sembrano destinati a proseguire a oltranza. È un po’ quello che accade con l’innovazione su cui nel prossimo triennio (2026, 2027, 2028) la Dompé farmaceutici «investirà circa un miliardo di euro sia sulla parte produttiva che in ricerca – dice l’imprenditore -, la gran parte tra Italia e Stati Uniti. Nel 2025 abbiamo investito 400 milioni e quest’anno aumenteremo il budget di 100 milioni. Nel 2026 l’investimento in ricerca crescerà di oltre il 50% per i trial clinici».

Sergio Dompé

In 2 anni 11 nuovi studi clinici

Tra il 2025 e il 2026 sono stati avviati 11 studi clinici, 8 nel 2025 e 3 nel 2026. La società sta puntando molto «sulla proteina che ha dato il Nobel a Rita Levi Montalcini insieme a Stanley Cohen, l’NGF, Nerve growth factor, convinti che non sia ancora stato esplorato tutto il potenziale – continua Dompé -. L’innovazione c’è quando c’è ricerca e quelli in innovazione sono gli investimenti più belli, sia quando vanno a buon fine che no. La storia della ricerca non è mai una storia di soli successi ma di insuccessi: è l’ostinazione a cercare e ricercare nei meandri delle sperimentazioni che consente di arrivare alla tesi confermata e al farmaco».

Gli ambiti di ricerca

In questo momento il gruppo è concentrato sulla ricerca in ambito oftalmologico, neurologico e del trattamento del dolore. Nel primo caso oltre che sulla Naion, sta facendo ricerca sulla cheratocongiuntivite atopica, sul difetto persistente dell’epitelio corneale e sulla malattia oculare del trapianto contro l’ospite, poi in ambito neurologico sulla paralisi cerebrale infantile e sul trauma cranico e sull’encefalopatia ipossico-ischemica neonatale, mentre sul trattamento del dolore sul dolore cronico e sulla osteoartrite.

I conti del 2025

I ricavi nel 2025 hanno superato 1,7 miliardi di euro, in crescita di quasi 500 milioni dai 1,234 miliardi di euro del 2024. I dipendenti sono 1.100 di cui il 56% donne e di queste il 46% nella fascia di leadership. «Non dimentichiamoci che il settore farmaceutico è soggetto a tanti stress. Ci sono brevetti nuovi, brevetti in scadenza, ma anche innovazioni che riescono ad avere successo e altre no e in ogni caso un’azienda non ha il valore del progetto fino a quando non ha la licenza autorizzativa – spiega Dompé -. È un mondo complesso ma il nostro è un trend di decisa crescita. Siamo orgogliosi di essere un pezzo di quel made in Italy che oggi viene declinato con maggiore familiarità rispetto al passato e dove ci sono tanti interlocutori che negli ultimi 30 anni sono stati capaci di riportare il nostro Paese a un protagonismo che è dimostrato dai numeri dell’export. In media il settore farmaceutico esporta il 75% della produzione, quasi 70 miliardi di euro, noi siamo a oltre l’86%, con un incremento del 46% rispetto all’anno precedente». Però, aggiunge l’imprenditore, «le tasse le paghiamo in Italia e il nostro bilancio 2025, interamente consolidato nel nostro Paese ha registrato imposte per oltre 393 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al fatturato generato dall’Italia. Anche per questo chiediamo di avere molta attenzione. Cinque minuti dopo la fine della pandemia quando tutti hanno affermato quanto fosse strategico avere produzioni farmaceutiche in Italia ed essere autonomi, se ne sono dimenticati tutti. Negli ultimi 15 anni abbiamo conosciuto un arretramento complessivo dell’Europa. Mentre la Cina e gli Stati Uniti continuano a fare la loro parte e a correre, noi abbiamo perso il 20-25% di competitività, una quota che sarebbe di gran lunga superiore se non ci fosse la farmaceutica. Le istituzioni europee bisogna che riprendano in mano il documento di Mario Draghi ed Enrico Letta: non è una semplice wish list ma un’esigenza totale che richiede tempi immediati. Il fattore tempo è diventato supercritico, abbiamo documenti come quello di Mario Draghi che o non sono stati considerati o il follow up reale langue. Il rischio è che aziende che sono molto competitive privilegino fare investimenti in altri Paesi, cosa che io cerco di evitare con tutto me stesso perché ho un senso di appartenenza molto forte all’Italia: continueremo a investire nel Paese ma serve più attenzione al settore».

Il polo di L’Aquila

Per tradurre le parole in fatti con un esempio, sul fronte industriale il polo produttivo Dompé di L’Aquila ha ampliato la sua capacità operativa con una nuova linea dedicata agli sciroppi e liquidi orali, che porta a nove le linee operative del sito. L’impianto integra un sistema di riempimento ad alta capacità, con oltre 10mila flaconi l’ora, con sistemi di controllo di ultima generazione.

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