L’obiettivo è fare un altro passo sulla riduzione dell’Irpef, portando lo scaglione della seconda aliquota Irpef (quella ora al 33%) da 50mila a 60mila euro di reddito. Naturalmente se le risorse disponibili per la prossima manovra lo permetteranno. Ma non solo perché il percorso del completamento della riforma fiscale vede ormai il traguardo: mancano all’appello il decreto correttivo Omnibus e il Codice tributario ma intanto sono 28 i decreti delegati già varati, di cui 24 in «Gazzetta Ufficiale».
Restano in agenda modifiche che potranno essere fatte sempre e solo compatibilmente se ci saranno le risorse. Il riferimento è ai ritocchi sulla parte dei redditi finanziari dove ci sono temi caldi come l’unificazione del trattamento di fondi immobiliari e mobiliari e la riduzione dal 26% al 20% della tassazione sui rendimenti degli investimenti delle Casse dei professionisti. Sono alcuni dei temi che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha affrontato a margine e durante i lavori del panel «Opportunità, tutele e prospettive: un approccio multidimensionale» durante il festival dell’Economia di Trento.
La global minimum tax e la ricerca di semplificazioni
Il panel ha affrontato il tema della giustizia fiscale, dell’educazione finanziaria e della leadership organizzativa. Il discorso è partito dai nuovi posti sulla fiscalità internazionale dal Pillar 1 (sulla tassazione dell’economia digitale) e dal Pillar 2 (relativo all’imposizione minima globale). Sul Pillar 2 e sulle ricadute applicative italiane. Lo sforzo portato avanti – rivendicato dal viceministro Leo – è quello di trovare formule per semplificare l’attuazione di una disciplina che presenta diversi fattori di complicazione proprio per la necessità di cercare un’armonizzazione su ordinamenti tributari diversi. Tanto che anche il direttore delle Entrate Vincenzo Carbone ha sottolineato che non sarà semplice effettuare i controlli sul Pillar 2 e che già da quattro anni è stato istituito in Agenzia un gruppo di lavoro per comprendere le norme e arrivare già pronti con chiarimenti forniti in anticipo.
La cultura della previdenza complementare
Il convegno è stato l’occasione per affrontare quanto sta facendo già la Regione Trentino Alto Adige per diffondere la cultura della previdenza complementare. L’assessore regionale Carlo Daldoss ha fatto il punto sul progetto del fondo destinato ai nuovi nati. Un progetto che riguarda la la fascia anagrafica da zero a cinque anni con un contributo iniziale di 300 euro alla nascita e poi versamenti annuali di 200 euro: in pratica il sostegno economico può arrivare a i 1.100 euro per ciascuna nuova nata o ciascun nuovo nato. I numeri parlano di un grande interesse per l’iniziativa, perché a mesi dall’avvio ci sono 17.500 iscritti. Questo significa il 40% delle adesioni delle famiglie potenzialmente interessate su una platea stimata di circa 40mila.
La leva dell’educazione finanziaria
Matteo Migazzi, amministratore delegato di Pensplan Centrum (la società di servizi di welfare complementare della Regione Trentino Alto Adige), ha posto al centro del dibattito il tema dell’educazione finanziaria partendo da due dati chiave: ci sono circa 1.800 miliardi di depositi bancari e circa un milione di italiani ha subito truffe finanziarie. «Il nostro obiettivo è di mettere i cittadini nella condizione di avere degli strumenti per poter pianificare meglio il loro futuro» ha spiegato Migazzi. «Stiamo cercando di intervenire – ha spiegato Migazzi – con progetti nelle scuole. Siamo in più di 150 scuole. Partiamo da qui, perché riusciamo ad azzerare le differenze di classe sociale perché i ragazzi sono sullo stesso livello».

