Nessuno spostamento di risorse, ma l’opportunità a Regioni e Stati membri, da attivare su base volontaria, di poter rimodulare le risorse dei fondi della politica di coesione e del Just Transition Fund per contrastare gli effetti della crisi energetica. Da Lecce, dove ha preso parte al Festival dell’Energia, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme, Raffaele Fitto, è tornato sulla proposta, messa nero su bianco in una missiva inviata nei giorni scorsi ai ministri competenti dei 27 Stati membri, di utilizzare quella dotazione per compensare i rincari dei costi dell’energia. «La lettera è un’opportunità che diamo, creando le condizioni per poter adeguare gli attuali programmi di coesione – ha spiegato -. Non stiamo spostando alcuna risorsa: stiamo dando un’opportunità alle Regioni e ai governi, responsabili dei programmi di rispettiva competenza».
Fitto ha, quindi, ricordato che si è appena conclusa una revisione nella quale gli stessi governi e le stesse Regioni «hanno partecipato, con lo stesso metodo, senza che questo comportasse nessuna polemica. Abbiamo completato una revisione di 35 miliardi a livello europeo, l’Italia l’ha utilizzata per 7 miliardi». La via, dunque, è tracciata. E l’ex ministro si è detto stupito da «una polemica che non comprendo». «Io ho mandato – ha aggiunto – la lettera a 27 ministri, nelle prossime ore arriverà a tutti i presidenti di Regione». Governatori che comunque non hanno mancato di replicare alle sue parole. L’invito della Ue per Michele De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, «è una beffa per l’Italia», mentre quello della Toscana, Eugenio Giani, ha invitato a non usare le risorse per altri scopi. Ed è intervenuto anche il leader M5S, Giuseppe Conte: «Giù le mani dai fondi di coesione, si tassino gli extraprofitti». Una strada, quest’ultima, richiamata poi dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che, nel rilanciare la proposta, ha rivolto un messaggio alla premier. «Fa una battaglia per sospendere l’Ets, ma non ci dice dove ha usato i 9 miliardi che da quando è a Palazzo Chigi ha maturato con quegli Ets. Perché non li usa per sostenere le piccole e medie imprese a mettere pannelli fotovoltaici o aumentare l’efficienza energetica?».
Insomma, la polemica è proseguita nonostante le rassicurazioni fornite da Fitto che ha ricordato poi anche l’altra possibile “gamba” della rimodulazione, il Pnrr, rispetto al quale «la Commissione ha concesso agli Stati membri un’ultima possibilità di revisione, fissando il termine al 31 maggio e prevedendo alcuni giorni aggiuntivi per completare le valutazioni».
La strada scelta, però, dall’Italia per garantirsi ulteriori margini di manovra sull’energia è quella dello scostamento su cui si attende una risposta da Bruxelles che, ha detto Fitto, «è al lavoro per comprendere come individuare una soluzione adeguata». Intanto, però, mercoledì prossimo la Commissione Ue adotterà il pacchetto di primavera del semestre europeo: è l’appuntamento annuale in cui l’esecutivo comunitario pubblica le valutazioni economiche dei 27 e le raccomandazioni specifiche per il Paese. Un pacchetto che sarà adottato dal Consiglio Ue, di norma a luglio. Sul piano fiscale, le attese sono abbastanza definite e per l’Italia la procedura per deficit eccessivo dovrebbe essere confermata, alla luce dell’asticella al 3,1% del Pil nel 2025, mentre eventuali revisioni migliorative del dato saranno valutate in autunno.
Quanto alle altre partite lanciate dal governo, a cominciare dal sistema Ets che l’esecutivo ha chiesto di sospendere, un primo snodo è fissato per il 24 giugno quando ci sarà, ha spiegato Fitto, «un dibattito di orientamento sulla possibilità di avviare una revisione» del meccanismo.

