Tra i principali fattori di rischio modificabili per tumore, oltre al fumo, all’alcol, ad alcune infezioni, all’esposizione al sole senza protezioni, alla dieta sbagliata e alla sedentarietà figurano anche sovrappeso/obesità e diabete. L’obesità in particolare è correlata ad almeno 13 tipi di tumore diversi, mentre il diabete rende le persone che ne sono affette fino a due volte più propense a sviluppare alcuni tipi di tumore. Questo accade perché la disfunzione metabolica (ad esempio aumento dei livelli di glicemia e di insulina), che accompagna queste due malattie croniche, crea un ambiente favorevole allo sviluppo e alla crescita del tumore e lo stesso fa lo stato di infiammazione cronica che le caratterizza.

È dunque lecito ipotizzare che i nuovi farmaci anti-obesità e anti-diabete basati sulle incretine (GLP-1 analoghi) possano avere un ruolo non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento di questi tumori. Ma questo è ancora tutto da provare. Studi condotti in passato suggeriscono che i farmaci basati sul GLP-1 possono aiutare a prevenire lo sviluppo di alcuni tumori correlati all’obesità, in particolare quelli del colon retto. Poco ancora si sa invece sul possibile ruolo di questi farmaci all’interno di una strategia terapeutica oncologica.

Lo studio che sarà presentato al congresso ASCO 2026

Ma adesso, un importante studio, che sarà presentato tra qualche giorno al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO 2026), comincia a mettere un po’ di solidità, intorno a questa ipotesi. La ricerca, di tipo osservazionale, ha collezionato un totale di 12mila pazienti provenienti da vari Paesi del mondo, tutti con un tumore del colon, del polmone, del colon retto o del seno (in stadio I-III) e tutti in terapia con farmaci basati su GLP-1 o con DDP-4 inibitori (gliptine, farmaci orali per il trattamento del diabete di tipo 2). La domanda alla quale ha tentato di rispondere questa ricerca è se questi farmaci, nelle persone già affette da un tumore, possano impedire alla malattia di dare metastasi.

Questo studio della Cleveland Clinic real world ha utilizzato i dati di 12.112 pazienti (contenuti nel database TriNrtX Global Health Research Network) per confrontare gli effetti dei farmaci basati sul GLP-1 o delle gliptine sulla progressione di 7 tumori correlati all’obesità: seno, prostata, polmone (non a piccole cellule), colon retto, fegato, rene, pancreas (adenocarcinoma). Metà dei partecipanti aveva cominciato il trattamento con un farmaco GLP-1 (liraglutide, pramlintide, dulaglutide, tirzepatide, lixisenatide o semaglutide) e l’atra metà un gliptine, dopo la diagnosi di tumore. Lo studio è andato a verificare quante persone, in ognuno dei due gruppi, erano progredite allo stadio IV (metastatico).

La domanda sottesa a questo enorme studio è se il sistema GPL-1 possa giocare un ruolo nel comportamento di questi tumori; in precedenza era stato osservato che la presenza di recettori per il GLP-1 (GLP-1R) sulle cellule tumorali si associa ad una migliore sopravvivenza in alcuni tumori, ma ad un peggior esito in altri. Per questo, gli autori dello studio sono andati a valutare i dati del Cancer Genome Atlas, confrontando l’espressione tumorale di GLP-1R con la sopravvivenza globale nei 7 tipi di tumore oggetto di questo studio.

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