L’ambito è quello della moda ma con un taglio speciale. Daiana Giorgi, dopo oltre 20 anni di esperienza come stylist e buyer per maison come Prada e department store come Bongénie, sceglie di puntare sul vintage e sul second hand. Ha così deciso di avviare una nuova attività – anche se la moda è un’attività di famiglia, dato che il marito è proprietario dei negozi Tessabit a Como – fondando la piattaforma di lusso Frida. Il progetto punta sul second-hand e su pezzi d’archivio storici, selezionati dagli anni ’20 agli anni ’90 per essere reinterpretati in chiave moderna. Due sono oggi i negozi, a Cernobbio e St. Moritz, oltre a pop up a La Rinascente, ma in previsione c’è l’importante apertura in autunno a Milano nel Quadrilatero.
Olivia Ghezzi arriva da una famiglia legata al mondo delle fragranze, proprietaria del gruppo Moellhausen. La sua scelta, però, dopo la formazione in fashion design, è stata costruire Maison Olivia, atelier milanese specializzato oggi nel “su misura” e nel wedding. «L’atelier nasce nel 2008; il progetto si è sviluppato intorno alla sartorialità e alla personalizzazione – dice Olivia, che è stata a lungo anche volto tv –. Maison Olivia affronta subito la crisi finanziaria del 2008. La distribuzione tradizionale lascia spazio al tailor made, con una componente sempre più forte legata alla cerimonia e al wedding».
Gala Rotelli, figlia di Marco Rotelli, è artista e architetto, cresce dentro una cultura del progetto che diventa una competenza professionale. Si laurea in Architettura, approfondisce il design e sviluppa il brand di gioielli Gala Rotelli Studio e lo studio creativo. «L’attitudine al progetto è quello che ho respirato per osmosi», racconta. Il design diventa economicamente rilevante quando riesce a trasformarsi in prodotto, commessa, installazione, identità di marca. Gala ha lavorato, tra gli altri, per Acqua di Parma, realizzando bicchieri, calici e brocche, oltre a progetti site specific. «Ho seguito vari corsi in design, neurodesign e design di accessori tra Milano e Londra, al Politecnico e al Sotheby’s Institute of art – spiega –. Sono stata docente allo Ied e tengo talk e lecture riguardanti design e storytelling. L’ultimo lavoro? un’installazione site specific per uno bagno storico di Forte dei Marmi, il Bagno costanza».
Dalla seta alla cosmetica è invece il percorso che ha portato Giada Mieli a fondare J.And.C, brand di prodotti basati sulla sericina, proteina della seta.
«La mia famiglia lavora nella seta da generazioni, a Como, con un’attività produttiva anche in Cina – dice –. È da quella filiera che nasce l’idea di recuperare la sericina, inizialmente anche per ridurre i costi industriali dell’azienda serica». Giada, laureata alla Iulm, dopo una breve esperienza nella comunicazione, decide di seguire il progetto. È il 1999. La crescita, però, non è immediata. «È stata una lotta», racconta. All’inizio manca la fiducia e manca anche una conoscenza specifica del settore cosmetico. Nel tempo costruisce competenze sulla formulazione, sui principi attivi e sul posizionamento del prodotto. Ad aiutarla la scelta della famiglia Passera di inserire i prodotti in hotel del gruppo Vista, oggi a Verona e Ostuni. La scelta strategica diventa quella di non trasformare il brand in una multinazionale, proprio per preservare la qualità. «Abbiamo ricevuto proposte da diversi fondi, ma le abbiamo rifiutate. L’idea è continuare a crescere, senza però perdere il controllo dell’azienda», conclude.

