Tra il 2019 e il primo trimestre del 2026, il sistema produttivo italiano, a fronte dei numerosi shock internazionali, ha registrato forti aumenti sia nei prezzi di vendita (+18,4%) sia in quelli degli input produttivi (+17,7%), oltre a evidenziare, da metà 2022, una rilevante crescita del costo del lavoro (+12,9%). I margini di profitto delle imprese, dopo un aumento nel 2023, hanno iniziato a scendere. All’inizio del 2026 si registra una riduzione dei margini diffusa a tutti i settori (soprattutto agricoltura e manifattura) causata da un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita. Lo mette in evidenza il Focus che accompagna la nota sull’andamento dell’economia italiana pubblicata oggi dall’Istat.
La congiuntura internazionale
Negli Stati Uniti – ricorda la nota – l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’area euro è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. La manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati. Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale.
Pil italiano
Nei primi tre mesi del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali, a fronte di una flessione dello 0,2% dell’area euro. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%. A maggio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un calo dello 0,3% rispetto ad aprile, interrompendo tre mesi consecutivi di incrementi. Nella media del trimestre marzo-maggio, tuttavia, in termini congiunturali, l’indice segna un aumento dello 0,9%.
Occupati e inflazione
Il numero di occupati diminuisce a maggio, attestandosi a 24 milioni 336mila unità. La flessione coinvolge gli uomini, le donne e tutte le classi d’età ad eccezione di chi ha almeno 50 anni. Per posizione professionale l’occupazione scende solo tra i dipendenti a termine. Il tasso di disoccupazione, che nell’ area euro è stabile al 6,2%, risulta in calo al 5,0% (-0,1 punti rispetto ad aprile). A giugno, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,1% su base tendenziale, superando per la prima volta da ottobre 2023 l’inflazione della media dell’area euro (+2,8% a giugno; +3,2% a maggio).

