La pasta è un simbolo identitario dell’Italia, è un patrimonio culturale che negli anni si conferma sempre di più anche come capace di generare valore economico, ed esportarlo sempre di più all’estero. A prescindere dalle polemiche sulla valorizzazione del grano duro italiano e del fatto che restiamo comunque deficitari di oltre il 40% di materia prima, la filiera in senso stretto – dalla coltivazione del frumento duro nazionale all’industria molitoria fino a quella della trasformazione e produzione della pasta – ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto, con una produzione nazionale di 4,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% destinato ai mercati internazionali. Il comparto coinvolge 128 mila imprese e sostiene 32 mila occupati, confermandosi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana. Ma se si allarga il quadro anche alla cosiddetta “filiera estesa” che comprende ad esempio la fornitura di packaging e la losgistica fino alla ristorazione, il valore generato arriva a 24,6 miliardi.
Sono i dati messi in evidenza dal rapporto “Valore Pasta – Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da The European House Ambrosetti (Teha Group) per i Pastai di Unione Italiana Food, presentato a Milano.
Per comprendere l’importanza di questi dati oltre il loro valore assoluto, il report sottolinea come negli ultimi dieci anni la filiera della pasta abbia registrato una crescita superiore a quella dell’economia italiana. Tra il 2015 e il 2025 il fatturato è aumentato di 5,7 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,4%, superiore sia a quella del Pil nazionale (+3,2%) sia a quella della filiera agroalimentare estesa (+3,9%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto è passato da 1,7 a 3 miliardi di euro. E potrebbe ovviamente lievitare di molto se si tenesse conto anche di quello generato all’estero, import di grano duro in primis.
«All’interno di questa filiera, l’industria della trasformazione della pasta, da sola – si legge nel report – ha rafforzato in modo significativo il proprio peso, arrivando oggi a rappresentare 8,9 miliardi di euro di fatturato e 2 miliardi di euro di valore aggiunto».
Ma la filiera estesa dell’industria della pasta, che considera non solo le attività produttive dirette, ma anche quelle indotte, ossia i settori collegati alla distribuzione, alla logistica, alla ristorazione, al confezionamento e alla produzione di macchinari, con riferimento al 2024, genera 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto diretto che, considerando gli effetti indiretti e indotti sull’economia, arrivano a 14,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil nazionale.
Nel complesso, la filiera estesa coinvolge 143 mila imprese, sostiene 78 mila occupati e attiva 1,6 miliardi di euro di investimenti, confermando il ruolo della pasta come motore di crescita dell’economia italiana.

