Stabilizzare l’incentivo per le assunzioni di giovani, rafforzato nella Zes, insieme al bonus donne. Potenziare la sicurezza nei luoghi di lavoro, con maggiori tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali, a partire dai rider. E contrastare il lavoro povero, attraverso la spinta al “salario giusto” contenuto nei contratti leader, con un richiamo al Jobs act.

Verso il Consiglio dei ministri

Giorno dopo giorno prende forma il decreto Lavoro, il provvedimento annunciato dalla premier Giorgia Meloni per il 1° maggio, da portare in consiglio dei ministri per essere approvato in concomitanza con la festa dei lavoratori. Domani è previsto un incontro a Palazzo Chigi con i ministeri interessati – Mef, Lavoro, Sud – per fare il punto sulle norme e sulle coperture che al momento ammontano a circa 500 milioni, ma l’intenzione è quella di arrivare a 800 milioni-1 miliardo di euro.

La delega lasciata decadere

Il governo ha deciso di accogliere l’appello delle parti sociali e di far decadere la delega prevista dallo schema di Dlgs sulla contrattazione che scadeva sabato 18 aprile, che conteneva il contestato riferimento ai contratti «più applicati», che a detta delle associazioni datoriali e dei sindacati più rappresentativi rischiava di aprire la strada al riconoscimento dei contratti “pirata” che penalizzano i lavoratori con retribuzioni più basse e meno tutele, introducendo una concorrenza sleale tra le imprese.

Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative Legacoop, Cgil, Cisl e Uil premono da tempo perché vengano prese a riferimento le retribuzioni, gli istituti contrattuali e il welfare dei contratti firmati dalle associazioni sindacali «comparativamente più rappresentative», i cosiddetti contratti leader. E dopo un lungo dibattito all’interno della maggioranza, la premier si è convinta di non esercitare la delega in via unilaterale che avrebbe avvelenato il clima sociale, per dare tempo alle parti sociali di raggiungere un accordo sui criteri per definire i contratti comparativamente più rappresentativi.

Il riferimento dei contratti

Nel testo del decreto, si pensa di introdurre un riferimento, in tema di contrattazione collettiva – intesa come strumento principale per la determinazione di una retribuzione giusta e dignitosa (secondo l’articolo 36 della Costituzione) – all’articolo 51 del Dlgs 81 del 2015. La norma del Jobs Act individua come fonti della contrattazione collettiva i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

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