Fare massa critica, coordinare le risorse disponibili e portare i bisogni reali dei territori a Bruxelles. È questa la sfida che, secondo Giovanni Azzone, presidente di Acri e Fondazione Cariplo, si apre in vista della prossima programmazione europea 2028-2034. Un passaggio che arriva in una fase complessa, nella quale – complice la congiuntura internazionale – le risorse pubbliche potrebbero essere più scarse rispetto al passato e, proprio per questo, andranno orientate con maggiore attenzione. L’ambizione insomma c’è, ai vertici dell’associazione che raccoglie le Fondazioni di origine bancaria, ognuna delle quali, per il proprio territorio di riferimento, potrebbe diventare il “ponte” ideale per raccogliere istanze dal basso e rispondervi al meglio. «Vogliamo rafforzare la capacità degli enti del territorio di partecipare in modo qualificato a programmi europei, accrescendone competenze, know-how e opportunità di internazionalizzazione. La qualità del nostro terzo settore è già molto alta e può competere certamente a livello europeo», spiega Azzone al Sole 24Ore.

Ecco perché Fondazione Cariplo, insieme a Regione Lombardia e Anci Lombardia, ha scelto di mettere a tema una riflessione sul futuro bilancio europeo, che sarà al centro di un dibattito che si terrà lunedì a Milano. Si parte da una convinzione: le Fondazioni hanno tutte le carte in regola per dare un contributo nel contesto europeo. «Siamo un osservatorio privilegiato – spiega Azzone – vediamo i problemi da dentro, ascoltiamo i bisogni dei territori, siamo un soggetto istituzionale in grado di dare pareri oggettivi sulla situazione che si trovano a vivere le nostre comunità, le nostre famiglie, i nostri giovani, gli anziani».

Gli esempi non mancano, come dimostra la collaborazione con gli enti locali. Azzone cita alcune esperienze già avviate da Cariplo in Lombardia, ad esempio con il programma ZeroNeet (dedicato ai giovani che non studiano e non lavorano) o Destinazione Autonomia (per le persone con disabilità) e su iniziative in ambito culturale. O il lavoro fatto con Anci, in particolare sui temi legati al Pnrr, che per Cariplo rappresenta «un esempio concreto di intervento sulla capacità progettuale degli enti locali». «Spesso i Comuni non avevano le risorse per coprire i costi di progettazione per poi concorrere alla richiesta dei fondi europei – ricorda il presidente – Noi abbiamo colmato quel vuoto».

L’esito naturale di questa premessa, per il Presidente che rappresenta le Fondazioni italiane, è che gli enti possono non soltanto intercettare più fondi europei, ma usarli meglio, costruendo una regia territoriale capace di dialogare con Bruxelles. Perchè, dice, c’è la «consapevolezza che in un contesto in cui le risorse sono sempre più scarse occorra coordinare quelle disponibili per avere maggior impatto». Per questo la nuova programmazione europea viene vista come un’occasione da preparare con anticipo. «Vorremmo creare un tavolo di lavoro con Regione Lombardia e Anci per contribuire al dibattito sul prossimo bilancio europeo per il settennio 2028-2034», spiega il presidente di Cariplo. «È un passaggio decisivo e crediamo che sia il momento giusto per portare contributi concreti».

La dimensione europea, per Cariplo, non è nuova. L’ente lombardo rivendica relazioni stabili con alcune delle principali realtà filantropiche internazionali, da La Caixa al Wellcome Trust, dalla Fondazione Gulbenkian alla Fondation de France, fino ai network Philea e Impact Europe. Ma ora il passo ulteriore è rafforzare il dialogo con le istituzioni comunitarie. «Le relazioni con le istituzioni europee per un ente filantropico sono sempre più centrali». I temi, del resto, non possono essere più affrontati solo a livello locale: «Dalle disuguaglianze al cambiamento climatico, fino al tema della casa, sono sfide globali. Restare confinati in una dimensione locale significherebbe perdere efficacia».

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