Il passaggio decisivo e definitivo sarà alla Camera, ultimo tornante per una maggioranza che ha già avuto un inciampo proprio in quell’Aula, ma intanto si può fare un primissimo bilancio. E la prima linea da tirare è che, nella necessaria mediazione che è stata trovata dalla destra, il sacrificio più grande dal punto di vista politico è stato senz’altro per Meloni. Nel senso che accettare la regola di preferenze assai limitate, le toglie un argomento e una reputazione che si era costruita con pazienza e cura in anni di attività politica. E’ stata, infatti, rappresentata e si rappresentava come una leader davvero in sintonia con il popolo e altrettanto fedele all’idea che il popolo dovesse esprimere liberamente le proprie preferenze in Parlamento. E invece, come si dice, ha dovuto abbozzare alle logiche di Forza Italia e Lega e rinunciare a una vera bandiera.
Le preferenze e la spina Vannacci
Già perché può dire di aver reintrodotto le preferenze ma, al suo fianco, c’è la spina Vannacci che ricorda agli elettori che la quota di “scelti” dagli elettori è assai parziale. Glielo ricorda pure la sinistra ma l’opposizione da destra fa più male. E, si sa, dare un argomento politico al Generale è il sacrificio più grande che si possa chiedere a Meloni, impegnata a contrastare chi vorrebbe rubarle consensi in casa. Tuttavia, una mediazione era necessaria. La leader di FdI sa bene che per rinunciare a un’alleanza con Vannacci e vincere di nuovo le elezioni ha bisogno che la sua coalizione tenga e, quindi, deve andare a protezione di Salvini e di Tajani. Del leader della Lega, soprattutto. E’ lui che ha un partito in implosione, scosso dal calo importante dei consensi, cannibalizzato dal partito del Generale, contestato al suo interno. Meloni sa che se cede il leader del Carroccio si apre un vuoto nella alleanza che deve guidare il prossimo anno alle urne. L’altro fronte è quello di Tajani, incalzato da Marina Berlusconi e – anche lui – impegnato in tensioni interne importanti. Dunque, ha dovuto ascoltare e cedere alle richieste dei suoi partner che hanno posto il tema dei capilista bloccati riducendo la quota delle preferenze.
Il fronte firme
Non basta perché l’altra richiesta è stata quella di moltiplicare la raccolta firme per quei partiti che volessero candidarsi per la prima volta in Parlamento. Anche qui Meloni, acconsentendo, ha perso un pezzo della sua narrazione. In effetti, lei da leader di un piccolissimo partito qual era FdI all’inizio, è stata la paladina dell’apertura del Parlamento, della rimozione dei blocchi democratici, della lotta contro il sistema che si protegge. E invece, oggi, rappresenta il sistema che si chiude. A quanto pare però sia Forza Italia che Lega volevano proteggersi dalle insidie di nuove formazioni, da un lato di centro e dall’altro di piccole liste di destra, che potrebbero ulteriormente erodere la base elettorale dei suoi alleati. Ecco che alla fine la legge che viene fuori, non la rappresenta pienamente. Non rappresenta per intero la sua narrazione ma è frutto di un necessario compromesso con alleati in difficoltà.

